No, caro Renzi

Marina di Ravenna
Marina di Ravenna

Proprio perché non dobbiamo regalare il governo a Berlusconi, proprio perché dobbiamo imporre un’agenda di sinistra al governo – le elezioni le ha vinte la coalizione di centro sinistra e non quella di centro destra – non possiamo seguire il cavaliere sul tema dell’Imu (eliminare la tassa sugli immobili e restituire gli importi già pagati).
Su questo tema c’è un discrimine invalicabile fra destra e sinistra. Col taglio e la restituzione dell’Imu, Berlusconi vuole comprare voti, fare un regalo a se stesso e ai suoi potenti amici ed elettori immobiliaristi. In secondo luogo vuole rilanciare la vecchia, logora e devastante idea dell’asfalto, del mattone e del cemento come leve fondamentali dello sviluppo economico dell’Italia. Un’idea sulla quale purtroppo ha marciato anche la sinistra di potere e della tutela delle corporazioni. Quella che oggi dice che bisogna tarpare le ali ai comitati di cittadini che vogliono discutere sul futuro dei territori dove vivono.
L’Italia deve fermare il processo di autodistruzione innescato dallo sviluppo distorto e speculative dell’edilizia abitativa. Per questo una tassazione, selettiva, modulata e progressiva, che miri a prelevare risorse a chi ha tratto negli anni ricchezza speculativa, a chi ha usato l’edilizia come bene rifugio improduttivo, non solo è necessaria, ma giusta. E’ una scelta di sinistra di governo avveduta e lungimirante. Di una sinistra che pensa al futuro e ai beni comuni.
Quindi, caro Renzi, seguire il cavaliere sul tema dell’Imu, è un errore esiziale. La tassazione sugli immobili può essere rivista, nel senso di essere resa meno gretta e più efficace rispetto, ad esempio, al tema della ristrutturazione del vecchio patrimonio immobiliare, ma quel settore deve dare sostanziali risorse alla fiscalità generale. Quindi il saldo dovrebbe restare sostanzialmente invariato e le risorse che Berlusconi pensa di regalare agli immobiliaristi e agli speculatori, destinarle invece a ridurre in modo significativo le tasse sul lavoro, sia per le imprese, che per i lavoratori, fifty-fifty. Questo, caro Renzi, significa aiutare il lavoro; altro che pensare, come lei adombra, a nuove norme sul lavoro… che si sa bene dove si va a finire.

Per quanto riguarda poi le riforme, a me, persona di sinistra, pare banale e sbagliato etichettare come di “sinistra” l’abolizione delle province, del Senato, il calo dei deputati e l’eliminazione del finanziamento pubblico dei partiti. Potrà essere esigenza della nazione, quindi di tutti, ripensare il sistema istituzionale; questo si.

Nel merito obietto che togliere il finanziamento pubblico dei partiti non è affatto scelta di sinistra. Su province, Senato e deputati non saprei; di certo si toglie spazio alla rappresentanza popolare. Possiamo dire essere questo un obiettivo di sinistra?
Circa le province – che esistono in Francia e se non erro anche in Germania – il tema potrebbe essere anche quello di un loro calo di numero e di diventare sede di una nuova riallocazione di poteri e funzioni, assorbendo il ruolo delle associazioni dei comuni (che non si sa bene cosa siano), combinato col tema della fusione volontaria dei comuni.

Sono completamente d’accordo con lei sul “superamento del baraccone burocratico” se, come credo, vuol dire mettere mano alle spese degli apparati burocratici dei Ministeri e dei gangli centrali dello Stato, le varie “Corti e Consigli” per intenderci. Quelle strutture che poi, a cascata, dettano i costi dell’articolazione territoriale del sistema burocratico.

Restando in tema, vorrei poi a mia volta suggerirle qualche tema di sinistra di cui spero si voglia maggiormente fare carico. Il primo è scegliere di stare sempre dalle parte di coloro che anno meno, dei più svantaggiati e di chi lavora per produrre beni, servizi, istruzione e cultura. Ridistribuendo a loro favore parte consistente delle fortune accumulate in questi anni dagli speculatori e dagli evasori del fisco e delle leggi vigenti.

Altro tema quello dei diritti civili delle persone, sapendo che il risorgimento vero di una nazione come l’Italia si costruisce solo se lo facciamo poggiare su solidi architravi portanti. Pensare che oggi ci sono cose più urgenti da fare è come dire che “con la cultura non si mangia”.