Dobbiamo fidarci del Governo

La questione covid è talmente importante e complessa che di per se escluderebbe la possibilità di sentirsi tutti demiurghi. Si rischia di alimentare solo confusione e disorientamento, quando invece occorrono nervi saldi. In Italia ci sono migliaia di persone esperte della materia che, come non mai, sono state investite del tema e che stanno studiando e producendo analisi ed orientamenti.

Analisi ed orientamenti che il Governo traduce gradualmente in scelte politiche, con un Presidente del Consiglio che si dimostra sostanzialmente all’altezza e con le forze politiche che lo sostengono sufficientemente coese. Con qualche scodinzolio che speriamo si possa controllare.

Io credo che l’atteggiamento delle persone comuni debba essere cauto, riflessivo e teso a fidarsi. Quasi nessuno di noi ha le conoscenze per esprimere giudizi su di una materia talmente complessa come quella che abbiamo di fronte. Sono certo che nessuno in Italia vuole tenere fermo il Paese. Il problema è che la scienza, che le migliaia di persone che abbiamo incaricato di studiare la questione, ci dicono che bisogna avanzare con cautela, per gradi. Aggiungo – e questo lo sappiamo tutti – che gli operatori della sanità ci dicono, che loro non sarebbero più in grado di sostenere fisicamente e moralmente la buriana a cui hanno dovuto fare fronte in questi due mesi. E che ha lasciato 160 di loro sul campo.

La ripresa deve essere graduale, controllata e flessibile. Dopo avere sistemato le strutture sanitarie a fronte del pericolo, sempre possibile, di una nuova ripresa del contagio. Allora che senso ha gridare al lupo? Pretendere di tornare ad una normalità che non può esistere? Nessun senso, se non quello di cercare visibilità mediatica e consensi elettorali settoriali e non duraturi. Al prezzo però della confusione e della divisione in un Paese, che invece deve sentirsi unito e coeso.

E’ certamente vero che tante attività e persone sono in difficoltà, in grave difficoltà. Si tratta di un problema enorme, al quale il Governo e l’Europa però, stanno dando risposte (purtroppo con qualche ritardo). Come nel dopo guerra, si va verso un forte intervento dello Stato nell’economia. Contemporaneamente si continuerà a sostenere il reddito delle persone. Credo siano le scelte giuste. A condizione che i denari che lo Stato investe siano finalizzati agli obbiettivi di fondo che si vogliono realizzare.

L’attenzione del governo e del Parlamento dovrà adesso essere volta a definire il senso di marcia dell’economia. Occorrerà partire dall’economia sostenibile, ricordando che dopo il coronavirus dovremo combattere una pandemia ancora più nefasta, quella del clima. Poi i temi dello squilibrio fra nord e sud, quello della manutenzione dell’Italia. Per arrivare alla Sanità che va ricondotta ad una visione nazionale, alla scuola che ha dimostra in questa vicenda tutta la sua fragilità, alla giustizia fiscale che va posta alla base della ripartenza, all’emersione del sommerso sociale, ad una nuova organizzazione del lavoro e delle città.

Questo significa che quasi nulla potrà essere come prima. Dobbiamo sostenere e prepararci ad un forte cambiamento.