Fiumi, i cittadini hanno voglia di partecipare
Pare appianarsi la strada del Pai, nella consapevolezza che occorre fare presto
Ieri l’altro abbiamo accompagnato alcuni ricercatori dell’Università di Parma lungo il territorio del Senio. Stanno lavorando a sostegno della Protezione Civile nella predisposizione di modelli cartografici utili a comprendere i percorsi dell’acqua in caso di catastrofi come quelle verificatesi nel 2023-24. Operano quindi nel campo della prevenzione degli effetti degli allagamenti di grande portata.
Il loro lavoro si intreccia con l’azione per il governo dei fiumi e dell’acqua visti nella prospettiva di un futuro legato ai mutamenti climatici in atto. Infatti, accanto al tema del soccorso si colloca quello della prevenzione del danno. Del fare si che gli effetti dei cataclismi siano governati con una linea guida fondamentale: quella di dare in maniera controllata maggiore spazio ai fiumi e all’acqua. Ci troviamo nel terreno della pianificazione del Pai(*).
Nel corso della visita, dal rio Torretto sopra Tebano fino alle porte di Solarolo, abbiamo incontrato molte persone dalle quali i ricercatori hanno attinto informazioni utili al lavoro che stanno svolgendo. Come è arrivata l’acqua, da quali direzioni, come si è mossa, quale altezza ha raggiunto nel vari punti, come è stata limitata dalla morfologia del terreno. E tanto altro.
Questo step di lavoro si è concluso incontrando persone dell’Amministrazione comunale che hanno vissuto i giorni delle rotte e degli allagamenti le quali hanno potuto confermare e in qualche caso precisare le informazioni acquisite nel corso della giornata.
Ancor prima della raccolta di dati e informazioni, a mio parere, è stato interessante l’impatto con le persone coinvolte, le considerazioni che hanno fornito e lo stato d’animo che hanno espresso. Si può dire che per noi comprimari, ma credo anche per gli operatori, si sia trattato di una vera e propria sorpresa.
Cosa abbiamo capito da questo contatto con i concittadini?
Abbiamo capito che in giro c’è ancora tanta ansia. Le persone però hanno voglia di parlare, di partecipare, di esprimere il proprio parere e questo è un buon segnale. Un segnale che va colto dalla politica e dai tecnici impegnati sul campo. Se coloro che hanno prodotto le linee del Pai avessero passato più tempo nei territori, qualche giorno in più per ogni fiume e fossero entrati con metodo in contatto con gli abitanti, avrebbero tratto utili informazioni sul campo, stabilito un rapporto costruttivo e oggi incontrerebbero meno difficoltà nello spiegare il senso delle scelte compiute.
Abbiamo recepito la voglia di raccontare i danni subiti, la preoccupazione per il futuro – particolarmente nel Centro storico – dovuta agli effetti dell’acqua che per giorni e settimane ha sostato nelle cantine, nei sotterranei e che ha “toccato” le fondamenta delle abitazioni, con effetti ancora oggi incalcolabili.
Abbiamo colto un senso di impotenza, quando non di rassegnazione, una disperata e oramai flebile richiesta di aiuto, nell’affrontare il tema dei ristori per i danni subiti. Queste persone, famiglie, attività, vanno aiutate. Occorre mettere a loro disposizione persone competenti nel saperle indirizzare. A mio parere spetta all’Unione dei comuni porsi, affrontare e risolvere questo problema, che continua ad essere fonte di grande malessere e che non può cadere nel nulla.
Infine, ci è parso di capire che si stia spianando la strada verso una comprensione di fondo delle linee guida del Pai. L’illustrazione dei contenuti, che ha preso maggiormente corpo nel corso delle ultime settimane, tende a fare giustizia delle manovre politiche di bassa lega, unicamente volte nella direzione di interessi puramente elettorali o categoriali. Cresce la consapevolezza che non si possa ritardare oltre la progettazione e l’avvio delle opere lungo i fiumi e nel territorio circostante.
L’incontro con le persone ha permesso ai ricercatori universitari di esprimersi su alcuni punti del Pai, mostrando una condivisione di fondo – compreso il tema delle tracimazioni controllate – e anche di suggerire valutazioni sul campo circa interventi da realizzare, a loro parere, lungo il fiume. Elementi di cui faremo tesoro e che faranno parte dei nostri suggerimenti al Pai.
Il Pai potrà essere integrato di alcune parti mancati, forse corretto o implementato in altre parti, interpretando i contributi frutto del dibattito in corso, ma non potrà subire ulteriori rallentamenti. Bisogna avviare quanto prima le opere di difesa, sapendo che occorrono tanti soldi – oltre sette miliardi – e qui la palla passa al Governo nazionale che deve trovare le risorse, selezionando le spese dal suo bilancio, in un clima, purtroppo, di grande incertezza.
(*) PAI (Piano Assetto Idrogeologico) – E’ lo strumento conoscitivo, normativo, tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d’uso riguardanti l’assetto idraulico e idrogeologico del bacino idrografico di riferimento. Quello di cui parliamo è una variane di quello del Bacino del Po. Interessa in associazione tutti i fiumi, da Bologna a Rimini, coinvolti negli eventi del 2023-2024.
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