Il parco fluviale di Castel Bolognese. Parte prima

Castel Bolognese - Il Parco fluviale
Castel Bolognese – Il Parco fluviale

Torno al fiume Senio per dire che non passa giorno che non incontri cittadini di Castel Bolognese che mi dichiarino il proprio nel passeggiare lungo il parco fluviale. Si dicono stupiti, e certi, che nessuno avrebbe mai immaginato un tale successo di pubblico.

Hanno ragione. Non c’è momento della giornata, da buio a buio che non ci siano persone lungo il percorso. Generalmente a piedi, di passo svelto, oppure correndo. Ma anche in bici. Persone di tutte le età, da sole o in compagnia. Giovani donne col passeggino, sportivi, ragazze arabe in compagnia e sole. Poi le assistenti degli anziani, le donne albanesi e le romene, e tante persone di età avanzata, dall’incedere lento, con il sorriso sulle labbra.

Solitamente ascolto, poi faccio qualche domanda. Cerco di indagare il loro stato d’animo. Da quanto affermano, capisco che il successo di questo parco fluviale ha due fondamentali ragioni: è comodo arrivarci e percorrerlo; poi, che è bello.
Penso che dicano il giusto. Si arriva all’inizio del percorso, comodamente a piedi da ogni parte della città, percorrendo i viali e le tante piste ciclo-pedonali che a Castel Bolognese ci sono. Certo non tutto è perfetto, manca fra queste una completa soluzione di continuità, ma siamo a buon punto. Il percorso “ufficiale” comprende tratti di strada vicinale in asfalto e bianca, poi sull’argine un lungo tratto in “stabilizzato”. Niente traffico veicolare, si può andare anche quando piove.

L’altra carta vincente è data dalla bellezza del paesaggio e dell’ambiente fluviale. Non solo le belle colline faentine e, poco più su, le dolci gobbe del nostro Appennino, ma la sinuosità del fiume e la sua vegetazione, i suoi magnifici alberi e il fatto che l’erba e gli arbusti della golena e delle rive sono costantemente tagliati – sono quattro gli interventi di manutenzione che il comune garantisce ogni anno – sono tutti elementi che rendono l’ambiente gradevole, al punto che libera i pensieri più belli dalle menti delle persone. Passeggiando lungo quel tratto di fiume si coglie il senso di una serenità che talvolta avvicina alla felicità. Merito anche delle endorfine che si muovono con il passo svelto del camminatore.

E’ bello guardare gli orti degli anziani che curano, colorano e vigilano un tratto di golena. Ammirare i rapaci che si posano in caccia sugli alberi, le cicogne che ogni tanto arrivano, curiose, da Faenza. Ascoltare il cinguettio di stagione della popolazione dei tantissimi uccelli che vivono nelle zone boscose e nei tanti alberi del fiume. Ascoltare, in altri momenti il silenzio, che porta a volte persone ad esibire la musica di uno strumento. Poi, guardare le foglie tremolanti degli splendidi esemplari di pioppo bianco, ben cresciuti vicino all’acqua corrente; ammirare la maestria della mano contadina che cura i campi di una fertile campagna.

Ecco, queste sono le ragioni del successo del nostro Parco fluviale. Del perché centinaia di persone lo frequentino ogni giorno dell’anno. Allora mi permetto di dire: vigiliamo per conservare questo bene pubblico. Facciamo in modo che qui non accada che un giorno arrivino enormi trattori che triturano tutti gli alberi, che svellono tutta la vegetazione, lasciandoci il deserto e con esso la morte del paesaggio e di ogni forma di vita. Giusto come, ultimamente hanno fatto a Tebano, verso Villa Vezzano, subito dopo al ponticello. E come due anni fa fecero anche nell’argine faentino, dal Boccaccio al Ponte del Castello.

Certo la manutenzione va fatta, ci mancherebbe. Ma deve essere intelligente. Il fiume, ogni fiume, è un elemento del territorio per sua natura complesso. Nel senso che riveste tante funzioni. Quella di portare l’acqua al mare e in sicurezza, ma è anche un corridoio ecologico di primaria importanza, ha per sua natura una forte valenza ambientale, è parte pregiata del paesaggio, è vissuto da una moltitudine di persone che vi trovano ristoro per il loro svago e la loro la salute. E la manutenzione, per essere intelligente, deve aderire a questa complessità.
Dunque, gli alberi contribuiscono alla bellezza del fiume; questo non solo a Castel Bolognese, ma ovunque, lungo tutto il suo percorso. Ecco quindi che, dove non sono pericolosi, vanno conservati e coltivati in una logica di rotazione affine alle caratteristiche di ogni specie. (Ndr – Domani, segue la seconda parte dell’articolo)