Vai avanti tu…

Venas di Cadore - Casa dolomitica
Venas di Cadore – Casa dolomitica

Qualche giorno fa la cronaca politica ferragostana è stata scossa da una notizia imprevista: la dialettica pre-congressuale del PD si arricchisce di un nuovo interlocutore; l’on. Francesco Boccia ha reso pubblico un impegnato documento di ampio respiro, una riflessione “a tutto campo” condivisa anche da altri esponenti della cosiddetta “area riformista”.

Bene!, abbiamo pensato. Sinceramente. Non siamo fra coloro che menano scandalo per una eccessiva articolazione della dialettica nella sinistra; anzi: lo riteniamo salutare, molto più che predisporsi alla semplice conta congressuale fra manipoli schierati attorno a centurioni già scesi in campo e pronti alla pugna. Per questo, peraltro, non ci turberebbe affatto l’eventuale decisione di procedere senza frenesia sulle date ultime allo svolgimento del congresso del PD; anche per preservarlo dalla incalzante contingenza delle prossime settimane e farne, invece, una occasione di vero riposizionamento strategico. Ma questa è altra questione, e, per fortuna, non tocca a noi dirimerla.

Con questo spirito ci siamo accinti alla lettura del documento Boccia (“Italia riformista”), armati -vecchi vizi- di carta e penna per appuntarci i passaggi cruciali, da rileggere poi, per coglierne tutti i significati. Ebbene, al termine della lettura ci siamo ritrovati con la paginetta del nostro notes pressoché vuota. Poco più di qualche desolato punto esclamativo.

Passi che la premessa stia sul generico, anche se qui siamo davvero ai luoghi comuni più triti e superficiali. Una perla ci ha colpito per la densità concettuale: “… i Costituenti … fecero l’Italia ma non hanno fatto in tempo a farla diventare adulta.” Ah!, se fossero stati un po’ più longevi, noi oggi non avremmo né problemi né responsabilità.

Per quanto riguarda la difesa del governo Letta, una minor foga risulterebbe più efficace; lo si valorizza davvero se si mette in evidenza la sua “funzione di servizio”, come lo stesso Letta non perde occasione di evidenziare.

Segue il capitolo titolato “La società”; c’è da attendersi qualche spunto di analisi, abbiamo pensato. Invece ci siamo ritrovati in un vortice impalpabile di ideologismi di fronte ai quali chiediamo di essere aiutati a capire. Sapete cosa caratterizza la società di oggi, secondo Boccia? La fine del totalitarismo politico, economico, religioso, laicista, del popolo, personalistico, giudiziario, etico. Tutte qualificazioni estratte fedelmente dal testo. E cosa serve (sempre secondo Boccia)? “Servono regole, poche ma vere e severe …. Perché la società è una scultura che si modella come in una procedura teologica di ablatio, cioè togli, togli e togli ciò che non serve e, solo così, riesci a trovare la pienezza dell’immagine”.

Stiamo considerando l’ipotesi di lanciare un concorso di idee per capire quale sia l’idea di società che Boccia ci propone; da soli non ce la facciamo.
Nei capitoli successivi (“I nostri errori” e “Il futuro si chiama coraggio”) brillano intuizioni inusitate: l’autocritica per non aver regolato per tempo il conflitto di interessi e la denuncia di una società bloccata da corporativismi, privilegi, incapace di valorizzare il merito. C’è da chiedersi dove sia vissuto fino ad oggi il giovane Boccia, ma tant’è; chi non è d’accordo?

Più interessanti le risposte date all’interrogativo classico “Che fare?” Il concetto fondamentale è così espresso: “Il nostro Paese ha bisogno di qualcuno che lo prenda per mano …. soprattutto l’Italia ha bisogno di qualcuno che si prenda la responsabilità, oggi, di decidere”. Su questo, davvero, non siamo d’accordo. Agli italiani va data l’occasione di assumere responsabilità sul proprio futuro. I soggetti della politica, gli attori sociali, gli interessi economici legittimamente costituiti, i singoli cittadini vanno chiamati a responsabilità. Non ci ha insegnato nulla l’ultimo ventennio a proposito di decisionismi rassicuranti?

I nostri appunti sui capitoli seguenti i esauriscono in uno sconsolato “boh!”; difficile districarsi fra banalità e fumisterie di un astratto dover essere.
Forse queste nostre considerazioni, effettivamente poco lusinghiere sulla utilità di un siffatto contributo, è condivisa da molti, anche più affini a Boccia dal punto di vista delle matrici culturali. Il sospetto ci viene dal fatto che abbiamo cercato in vari modi di verificare chi altri abbia sottoscritto quel documento; l’impresa pare essere quasi impossibile, almeno per le nostre capacità di esploratori del web. Per di più fra le personalità più in vista, esponenti delle diverse aree culturali che convergono nel PD, nessuno, per quanto ci consta, ha esplicitamente manifestato condivisione. Come a dire, anche da parte degli amici più fidati: “vai avanti tu…”

Giuseppe Casadio