Ho ammirato Carlo Petrini perchè ha dato dignità alla terra e al lavoro dei contadini. Perchè ha dato corpo e voce ad un sentimento che io, nipote e figlio di contadini, che si sente ancora la terra sotto le unghie, sentivo, ma che non sapevo trasmettere.
Ho ammirato Carlo Petrini perchè, a partire dai prodotti della terra e dalla loro salubrità di base, ha parlato del sapore e del profumo del cibo ammannito in maniera semplice. Il contrario del cibo frullato, dei mischioni inverecondi che molti tentano di farci sorbire oggi.
E’ l’insegnamento di Carlo Petrini che mi ha fatto descrivere giorno per giorno, per tutto l’anno, il lavoro per coltivare un orto e dire, fra il serio e il faceto, che se avessi avuto il potere di farlo avrei proposto un orto per tutte le famiglie.
Non ho conosciuto Carlo Petrini e allora ho cercato di fare tesoro del racconto di chi lo ha conosciuto. Ultimamente Lino Bacchilega, bracciante, dirigente di cooperativa del ravennate, mi raccontava di averlo conosciuto nell’ aprile del 2025 quando arrivò a Ravenna con Re Carlo, di cui era amico da molti anni. “In quell’occasione, Carlo Petrini, venne a conoscerci e ci chiese cosa facessero oggi le cooperative braccianti e se ancora rispecchiassero i valori e principi per i quali erano nate. Volle sapere che tipo di agricoltura stessimo facendo oggi e con quale organizzazione del lavoro.
Ci disse di essere rimasto affascinato dal gesto che avevamo compiuto per salvare Ravenna dall’alluvione. Per questo ci strinse la mano a tutti congratulandosi e dicendoci che non avevamo perso lo spirito di chi lavora la terra che non è solo quello di lavorarla, ma pronti a dare una mano alla comunità, quando serve. Capii che si trattava di una persona sicuramente legata al tema dell’ambiente e della sostenibilità, per questo vicino a chi lavora la terra. Di una persona semplice, che si collocava alla tua stessa altezza, nella curiosità di sapere e imparare. Rimasi sbalordito dal suo fare certo e determinato di persona che non ha mai mollato di un millimetro la sua posizione ed è per questo che è il suo pensiero comunque andrà avanti.”
Con questo ricordo, ringrazio Lino Bacchilega e saluto Carlo Petrini, che non ho mai conosciuto. Con dispiacere.

