Riflettere aiuta sempre

Castel Bolognese - Mostra Angelo Biancini
Castel Bolognese – Mostra Angelo Biancini

E’ stato rieletto Napolitano. Il contesto in cui ciò è avvenuto è noto; dirò anche la mia opinione sulla drammatica vicenda e sugli errori che in essa si sono susseguiti, soprattutto da parte del centrosinistra. Ma in questo momento mi preme, innanzitutto, esternare una inquietudine che mi turba.
Davanti Montecitorio gli attivisti e i parlamentari di uno dei partiti fondamentali che siedono in Parlamento, più un nutrito gruppo di altri cittadini (presumibilmente elettori della sinistra politica), sta manifestando nel nome di uno dei più prestigiosi intellettuali della Repubblica, il costituzionalista prof. Stefano Rodotà.

Manifestare pubblicamente è sempre un atto di cittadinanza attiva; è un diritto inalienabile. Nello specifico in quella piazza si manifesta l’eco delle vicende politiche di queste ore, molto intense e coinvolgenti. Non è, dunque, il fatto in sé a provocare turbamento, bensì la valutazione di alcuni fattori di contesto che non possono essere trascurati.
La manifestazione è stata convocata come atto di opposizione alla decisione assunta in giornata dal Parlamento con la rielezione di Napolitano, definita – letteralmente – “un colpo di stato”. Il partito che l’ha convocata è quello che si è qualificato definendo il Parlamento un bidone di tonno da aprire con l’apriscatole, i parlamentari malfattori da controllare a vista, gli altri partiti politici accozzaglia di morti viventi, i sindacati enti inutili da abolire, la stampa fucina di menzogne e falsità da zittire, la rappresentanza della società civile inutile in quanto sussunta dai suoi stessi esponenti.

Vero è che nel corso delle ultime 48 ore il PD ha inanellato una serie di errori talmente macroscopica e clamorosa da catalizzare tutta l’attenzione dei cittadini e degli osservatori. Non ha capito tempestivamente che non c’era possibilità di condividere con il centrodestra, senza ambiguità e compromissioni, una candidatura autorevole e di prestigio, come pure era giusto tentar di fare. Non ha trovato di meglio che reagire a quel primo grave errore accentuando le più laceranti divisioni interne, mentre poteva –forse doveva- a quel punto prenderne atto e condividere la candidatura più autorevole già in campo, seppure da altri avanzata: quella del prof. Rodotà. Così è andato incontro alla più cocente umiliazione: bruciare da sé il suo più prestigioso esponente, poiché a quel punto le proprie divisioni erano diventate incontrollabili. Tutto ciò ha caratterizzato la giornata di oggi (ndr – 20 aprile), ed ha monopolizzato l’attenzione di tutti.

Tuttavia ciò non toglie che quanto è avvenuto a seguito della rielezione di Napolitano (àncora di salvezza di fronte allo sbando) non può che produrre inquietudine, se ben si riflette. E inquieta pure che l’autorevolissimo e insospettabile costituzionalista Stefano Rodotà –lo dico con ferma convinzione e profondo rispetto- abbia solo molto timidamente, e poco tempestivamente, preso le distanze dalle pulsioni antidemocratiche e intrinsecamente eversive del partito che, strumentalizzando il suo nome, agita la piazza.
E’ ovvio che i problemi irrisolti della sinistra italiana, che hanno segnato drammaticamente le ultime 48 ore, non sono sopiti con la rielezione di Napolitano; anzi: forse si annuncia una nuova “lunga marcia”. A maggior ragione, dunque, è d’obbligo che ciascuno eserciti sempre e con rigore la propria capacità critica.