12 aprile, Liberazione e Pasqua

Ricordo il 12 Aprile, giorno della Liberazione di Castel Bolognese dal nazifascismo, con le parole di un caro amico di Alfonsine e vi invito a riflettere sul testo.

Alfonsine 10 aprile 2020.

Oggi, in queste ore, ad Alfonsine, sta accadendo un fatto che nessuno di noi ha mai pensato potesse verificarsi. La comunità antifascista alfonsinese, non può festeggiare nella sua piazza il 75° anniversario della Liberazione dalla dittatura sanguinaria nazifascista. Sta avvenendo l’inconcepibile: festeggiamo la liberazione prigionieri in casa nostra.

A questa prigionia ci costringe la necessità di combattere il virus Covid-19, che ha causato una pandemia quale non si verificava da almeno cento anni. In questa situazione, ogni cittadino deve fare tutto il possibile per difendere se stesso e la comunità, sperando che si riesca al più presto a neutralizzare questo virus e, alla fine, sconfiggerlo. Dobbiamo però essere consapevoli che il virus non ce lo ha scagliato Giove, come scagliava i fulmini, non ci è stato inviato da nessuna altra divinità, e non è una fatalità. Dobbiamo riflettere e cercare di capire. Cosa lo ha prodotto, e da lì quanti altri possono nascerne e aggredirci?

Leggendo la letteratura scientifica, quella scritta in modo da essere compresa da tutti noi, si capisce che questi virus passano dagli animali selvatici a quelli d’allevamento e poi all’uomo, a volte direttamente dalla selvaggina all’uomo, a causa della deforestazione, degli enormi allevamenti industriali e dei cambiamenti climatici. Chiediamoci allora: chi o cosa fa questo?

La responsabilità è di chi, col suo operare, da molto tempo ha innescato un conflitto che rischia di spegnersi solo con la fine di noi tutti. Previsione catastrofica? Non è una chiacchera da bar, ma è considerata una eventualità da scongiurare con politiche appropriate indicate dall’ONU e da Organismi scientifici ad essa collegati.

Si tratta del conflitto tra l’agire del capitale, di fatto sovraordinato rispetto ai poteri pubblici democratici, e i diritti degli sfruttati nelle varie forme, assieme alla necessità di salvaguardare l’ambiente naturale. La pandemia del coronavirus è un effetto collaterale negativo dello sfruttamento sfrenato delle risorse naturali da parte del capitale selvaggio. Per cui non c’è una guerra, ma c’è senza dubbio un responsabile, che va imbrigliato, messo in condizione non solo di non nuocere, ma di operare nel rispetto dell’articolo 41 della nostra Costituzione e di analoghe norme internazionali, che però forse non bastano. Perciò, fin da ora, bisogna prepararsi al dopo pandemia progettando in Italia la piena applicazione della nostra Costituzione e, a livello europeo e globale, a costruire un potere politico democratico capace di indirizzare l’agire del capitale nel rispetto e in funzione dell’interesse pubblico e dei diritti delle generazioni future.

Altro che Costituente. Chi vuole assaltare di nuovo la nostra Costituzione, non per migliorarla al fine di meglio applicarla, ma per adeguarla al “pensiero unico” e alla propria piccineria, è portatore malato del virus che abbiamo ripetutamente neutralizzato con i referendum, ma non definitivamente sconfitto.

Creare consapevolezza, come condizione della lotta necessaria.

Rino Gennari