Politica

25 Aprile, partigiani, resistenza

Resistenza. Chi sostiene che la resistenza degli ucraini contro l’invasione da parte della Russia autocratica, non è confrontabile con quella italiana della seconda guerra mondiale, che non sono la stessa cosa, è accusato di non riconoscere il carattere resistenziale della lotta degli ucraini. E’ un artificio noto, usato da chi si vuole creare un avversario di comodo. E’ un falso, confezionato a fini strumentali.

Nessun osservatore serio nega che in Ucraina sia in atto una resistenza contro l’invasore.
Premetto che non sono uno storico, ma ho vissuto, ascoltato e letto. Procedo sul filo della memoria, senza tornare a consultare i testi. Coloro che mi hanno raccontato non ci sono più. Ho vissuto la seconda guerra mondiale, dagli otto ai tredici anni, e poi i primi anni del dopoguerra. Ho visto le distruzioni, le carni straziate, i morti. Ho subito la perdita di amici e di parenti stretti. Ho ascoltato i partigiani nel corso degli anni.

Dalla caduta di Mussolini nel luglio 1943, ho visto crescere la resistenza, divenuta a quel punto armata. I colpi inferti e subiti, questi ultimi a volte crudeli e insultanti.
Ho ascoltato, anche dopo la fine della guerra, quali erano gli obiettivi e le aspirazioni della resistenza, oltre a quello della cacciata dell’invasore e della definitiva sconfitta del fascismo.
Negli anni seguenti ho letto. So che all’ascolto e alla lettura, non segue automaticamente la comprensione, ma ne costituiscono tuttavia la premessa necessaria. Se ho maturato comprensione, altri giudicheranno.

Segue in sintesi quello che ho capito. Gli uomini e le donne della nostra resistenza hanno lottato con l’obiettivo di fondo, che unificava tutti, della cacciata dell’invasore nazista e della sconfitta del fascismo, come sopra già detto. Per il dopo erano unificati dall’obiettivo della conquista di un assetto democratico, più avanzato rispetto all’imbelle democrazia che non seppe opporsi alla nascita del fascismo ed evitare la sua vittoria.

Sulle caratteristiche della nuova democrazia, le varie componenti della resistenza avevano posizioni diverse, che però fino alla vittoria furono saggiamente accantonate. Queste avrebbero poi trovato una composizione col referendum del 1946 e con la Costituzione. Nonostante ciò, le divergenze si sarebbero poi trascinate anche dopo, soprattutto con l’avvio della guerra fredda. Su questo non mi dilungo.

C’erano i monarchici, che ovviamente puntavano a mantenere la monarchia. I cattolici, divisi tra moderati e progressisti. Gli azionisti e i repubblicani, per una democrazia social-liberale. I socialisti e i comunisti, legati da un patto di unità d’azione, per una democrazia progressiva. All’interno della parte comunista, c’era chi guardava al sistema sovietico, vagheggiando una sorta di socialismo, che prima  o poi sarebbe venuto, si sperava meglio prima che poi.

Di questo conservo un limpido ricordo. Dalle nostre parti si sosteneva che il terreno agricolo che i grandi possidenti erano disposti a svendere, non si doveva comprare, perché sarebbe venuto gratis col socialismo. Era una interpretazione a livello popolare della linea che prevedeva un riforma agraria la quale, secondo il sindacalismo e il PCI ravennati, avrebbe dovuto consentire l’esproprio del terreno agricolo dei grandi possidenti. Ciò non si realizzò, e nel giro di pochi anni ci fu la svolta a favore dell’acquisto. Si vedano anche gli avvenimenti succeduti all’attentato a Togliatti nel 1948, ai quali Togliatti stesso, dal letto d’ospedale, saggiamente pose fine.

Col tempo, questa deviazione fu poi definitivamente superata. Quindi, la nostra resistenza armata è stata guerra di liberazione, guerra civile tra italiani fascisti e antifascisti e guerra di “classe”, tra componenti “rivoluzionarie” e classe padronale. Su questo, fondamentale è stato il contributo di Claudio Pavone, con il suo saggio del 1991.
Queste cose le sa parte dei pochi lettori di questa nota, ma è bene richiamarle, volendo fare un confronto tra la nostra resistenza e quella ucraina. Ovviamente non metto in discussione anche la legittimità di quest’ultima.

Vediamo cosa si nota dal confronto. Il solo obiettivo che parifica tra loro la resistenza ucraina e quella italiana, è la lotta contro l’invasore. Questa lotta però è stata combattuta dalla resistenza italiana in condizione di clandestinità, diversamente da quella attuale ucraina.
E’ vero che anche in Ucraina, da almeno otto anni , è in corso una guerra civile, ma è una lotta tra etnie, mentre in Italia è stata una lotta tra democratici e fascisti. Quindi, guerre civili molto diverse tra loro.
Abbiamo visto che in Italia è stata anche una lotta per conquistare la democrazia, invece gli ucraini difendono la loro democrazia, la quale è caratterizzata in modo fortemente oligarchico.
Per quanto riguarda la lotta di classe, in Ucraina non esiste. Quindi, parificare le due resistenze, certo ambedue legittime, ripeto, è un falso storico strumentale.

C’è un altro punto da sottolineare. La resistenza italiana, cominciata coi deboli oppositori al fascismo dei primi anni, è passata attraverso il periodo del massimo consenso popolare a Mussolini a metà degli anni trenta, per poi svilupparsi rapidamente dall’inizio della seconda guerra mondiale, fino a diventare di massa.
E’ però diventata resistenza armata solo quando si sono determinate le condizioni favorevoli: le potenze antinaziste stavano vincendo la guerra e la resistenza in armi non rischiava il massacro. Scelta saggia. Invece la resistenza degli ucraini, ripeto, del tutto legittima, se portata all’estremo, non appare saggia, perché in tal caso, o andrà al massacro o sarà l’innesco dell’ultima guerra mondiale.

Aggiungo un’osservazione su un dato: in Italia, i nazifascisti stavano da un sola parte, mentre in questa guerra stanno tra gli ucraini e tra i russi, forse più tra i primi. Gli uni contro gli altri.
A parte tutto questo, ora devono tacere le armi, si deve trattare e fare una pace sulla base delle giuste ragioni, ove esistano, degli ucraini e dei russi.
Rino Gennari

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