San Vito di Cadore

San Vito di Cadore (Bl), alle porte di Cortina. Bella ad ogni stagione. Quattro giorni di buon tempo, ci hanno fatto conoscere altre facce di questa cittadina posta nel cuore delle Dolomiti.

A fine marzo, se manca il verde dell’erba dei prati, si possono apprezzare i primi boccioli di tanti fiori dai diversi colori; se gli alberi non hanno le foglie, si può cogliere meglio il paesaggio e le sue tante sfumature. E le montagne circostanti paiono ancor più maestose.

In questo periodo i turisti sono pochi. Quest’anno ancora meno, per la mancanza di neve. Chi vive di turismo giustamente recrimina, ma chi cerca nelle località che visita, il contatto con la natura e con la storia dei luoghi, può non dolersene troppo. Ma la cosa che ci ha sorpreso è stata la scoperta di un nuovo volto dei sanvitesi.

Per trent’anni li ho conosciuti nei periodi della massima presenza di turisti. Col tempo mi sono fatto l’idea di persone buone, fortemente dedite al lavoro, che svolgono con professionalità, ma senza troppo indulgere nel rapporto umano con gli ospiti. Ho cercato ragioni di ciò nelle particolari condizioni di vita, fino a pochi decenni fa, delle genti di montagna.

In questi giorni invece i sanvitesi mi sono apparsi calmi, sorridenti e colloquiali. E’ in una conversazione con uno di loro che ho avuto modo di capire quanto siano rimasti duramente colpiti dalla tragedia della morte di due fra i migliori giovani, avvenuta lo scorso autunno, nel tentativo di soccorrere due turisti tedeschi in difficoltà nel monte Pelmo. Un episodio sconvolgente che parla del grande cuore di quella comunità.

Arrivederci a presto.