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Avanti con gli orti

Da qualche mese lavoro, assieme a Walter, un nuovo orto. Non è di nostra proprietà. Si trova dove nasce il canale dei Mulini, alla diga steccaia. Uno dei luoghi più belli di Castel Bolognese. E’ un bell’orto, la terra è buona, l’acqua non manca.

Avere un orto da lavorare è utile sotto tanti aspetti. Consente di conoscere il miracolo della terra, ti avvicina alla natura e ti fa capire la sua evoluzione, permette di stabilire un nuovo rapporto col cibo, consente una moderata e benefica attività fisica.

L’ho già detto: tutte le famiglie dovrebbero avere un orto. Le amministrazioni locali dovrebbero favorire questa scelta. Esistono in ogni luogo terreni marginali e non coltivati. Molte famiglie per effetto delle eredità che spesso frantumano le proprietà, dispongono di piccoli appezzamenti di terreno che non sanno bene come utilizzare. Queste sono condizioni che possono favorire lo sviluppo degli orti. Che possono essere familiari, ma che potrebbero anche diventare comunitari, inventando specifiche forme di gestione. 

Non si dimentichi il valore pedagogico che può avere un orto verso i bambini e anche curativo per determinate categorie di portatori di handicap. Considerato tutto sarebbe assai utile che nella nostra campagna così intensamente coltivata, ma anche così esposta, un numero adeguato di poderi diventassero boschi e altri diventassero orti. Ne guadagneremmo tutti.

A Castel Bolognese gli orti sono tanti. Negli sfridi dei campi, lungo il fiume, nei cortili delle case di campagna. E sono 158 quelli promossi dall’Amministrazione comunale, un bel numero del quale gli amministratori possono andare fieri. Ma c’è ancora spazio per nuove esperienze. Quello che manca – ad esempio – e che si potrebbe incentivare è una rete di piccoli orti nei cortili delle case di città. Perchè non provarci, sapendo che un orto si può realizzare anche con vasche, perfino nei balconi?

Ancora tre idee. Affiancare agli orti della verdura gli orti delle piante da frutto, recuperando le vecchie produzioni, oramai senza mercato, ma con tutto il loro valore organolettico. Perchè noi ortolani non lavoriamo per creare una banca dei semi, puntando a riscoprire le qualità antiche e a conservarle? E perchè non organizziamo un concorso che premi gli orti suddivisi per categorie? Senza dimenticare di rilanciare la festa degli orti e della frutta.

 

 

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