Io chi sono, egli chi è …

Giorni fa sono passate nelle Tv regionali e anche nazionale immagini di una strada del riminese dove una persona fermava le auto che cercavano di oltrepassare il blocco corona virus e le invitava a tornare indietro con parole chiare: dovete tornare indietro, dovete stare in casa, avete capito che dovete stare in casa? La persona era in borghese, credo, se ben ricordo, con indosso un giubbetto giallo, poteva essere un volontario o un dipendente pubblico. Certamente non un rappresentante delle Forze dell’ordine.

Si potrebbe pensare che le persone respinte potessero avere una buona ragione per potere passare. Chissà. La spesa da portare alla mamma, l’orto, il pollaio… . Oppure no. Di certo quelle persone infrangevano le regole. E ci si potrebbe anche chiedere chi mai fosse quel tipo per urlargli di tornarsene a casa, di restare in casa. Domande tutte legittime.

Io penso che tutte le persone, e sono la grandissima parte, che rispettano scrupolosamente le regole, in una situazione così grave, abbiano il dovere morale di intervenire in qualche modo verso coloro che si pensa le stiano infrangendo. Come facciamo quando vediamo qualche comportamento sospetto che possa indicare la presenza dei ladri e comunque sulla base di un ragionevole dubbio. Intervenire come? O segnalando il problema alle autorità deputate, ma anche, penso io, tessendo un dialogo civile con le persone (nel rispetto della regola del metro di distanza). Credo che in tutto questo non ci sia nulla di male. Anzi, penso che data la difficile situazione e nella prospettiva di un allentamento delle misure, sia necessario.

Ognuno di noi vede i vari comportamenti e, particolarmente nei piccoli paesi dove ci si conosce quasi tutti, se si ha la mente serena e distaccata è facile discernere fra chi ha problemi e chi invece ci marcia. Lo capisco guardando dalla mia finestra le molte decine di persone che transitano una, due, quattro volte al giorno. Spesso si incrociano, a volte si parlano tranquillamente. Tessono relazioni, con o senza maschera. Il loro comportamento, oltre ad essere grave, perchè pericoloso per la salute pubblica, equivale ad uno sberleffo nei confronti di coloro che, al prezzo dei sacrifici che si può ben intuire, rispettano con scrupolo le regole.

A Castel Bolognese, fino ad ora (ma non è detto nel futuro prossimo), registriamo relativamente pochi casi di coronavirus: ad oggi diciassette. Quello che però troppi tendono a sottovalutare è che, secondo dati scientifici, a fronte di diciassette casi registrati, ci sono fra di noi almeno altre 170 persone infette e sconosciute. Non si pensa abbastanza che ognuno di noi – non sapendolo – può essere uno di quei 170. Questo vale anche per coloro che girano senza averne i requisiti.

Nella sostanza penso che occorra tenere alto il tiro. Per la gravità della situazione ancora in essere e per poi riuscire a gestire la difficile fase dell’allentamento del distanziamento sociale. Abbiamo capito che non potrà esserci un “tana, liberi tutti”, e che non è prevedibile il tempo in cui torneremo ad essere “liberi”. Scienziati qualificati dicono che la normalità, forse, potrà esserci solo dopo il vaccino (un anno e forse più). L’allentamento sarà quindi lento e graduale, forse a partire dal dopo Pasqua. Avremo quindi ancora un lungo tempo nel corso del quale sarà necessario seguire regole. E non potremo sfuggirle.

Ps – Se avete un minuto rispondete al sondaggio su libertà e virus (nella colonna a lato della home page se siete al Pc, oppure scorrendo fino in fondo gli articoli se avete uno smartphone.