Alla fine il tappone

IMG_1731L’ultima delle 5 camminate del giro viene definita il tappone. Siamo partiti dalla piazza di Vigo di Fassa (un piccolo spazio che nulla ha a che vedere con un piazza e che conferma il caos urbanistico di questa valle), siamo scesi a Pera per poi salire, costantemente verso il Gardeccia, per poi arrivare ai 2000 metri del Ciampediè.

Debbo dire che la fatica, dopo cinque giorni, si è fatta sentire. Ha contribuito anche il caldo anomalo di questo periodo. Per questo gli ultimi chilometri li abbiamo passeggiati, puntando lo sguardo sul paesaggio dolomitico che in quel contesto è veramente stupendo.

Complessivamente la tappa è stata di 11,5 chilometri per un dislivello di oltre 600 metri, che abbiamo percorso in 2 ore e 38 minuti. All’arrivo la solita bella accoglienza, poi tante foto ad immortalare il paesaggio, ma anche la nostra soddisfazione.

Il naturale appagamento ci ha aperto la memoria al ricordo di una escursione in quei luoghi compiuta circa 25 anni fa. Ospiti di Luigi, assieme a Berto e Silvia, con Lucio e Mattia, salimmo in funivia fino al Ciampediè (2000 m). Con sulle spalle lo zaino e l’equipaggiamento per le ferrate, scendemmo verso il Gardeccia, per poi risalire, prima al rifugio Vaiolet, poi al Carlo Alberto (2600 m). Ricordo la bellezza sconvolgente delle guglie del Vaiolet. Poi decidemmo di aggirare il Catinaccio. Prima forcella, poi discesa con la ferrata Santner. Altra forcella e altra discesa. Dopo 6 ore di cammino, Mattia cominciò a lamentarsi. Facemmo il punto e vedemmo che dovevamo salire un’altra forcella per portarci sopra al Ciampediè. Poi la cartina segnava diversi chilometri di discesa. Mattia, a dieci anni, non era nuovo a lunghe camminate. Aveva già percorso la ferrata Di Bona (10 ore) e quasi tutte le ferrate del Cadore. Forse però quella volta avevamo esagerato. Fatto sta che mentre ci incamminammo verso l’ultima salita eravamo preoccupati. Ai piedi della salita proposi a Mattia di fare lui il passo. Lui, che probabilmente aveva letto nei nostri volti la preoccupazione, senza profferire parola, si mise davanti e salì in quella posizione tutto il percorso. Senza tradire alcun segno di sconforto. Giunti in cima, ci rincuorammo; era ancora lunga, ma in discesa. Ricordo che arrivammo al rifugio verso le otto di sera. Appena in tempo per scendere a Vigo con l’ultima corsa della funivia. Arrivammo a casa di Luigi dove Maria (preoccupata) ci aveva preparato un’ottima cena. E così tutto finì in gloria. Ma quanta preoccupazione e che lezione, quel giorno, da quel ragazzino tanto esile, quanto tenace e responsabile. Qualità che poi nel prosieguo del suo percorso ha continuato a manifestare. Mentre scrivo mi coglie l’emozione e il ricordo di Don Pio. Quel prete di Alfonsine che con il suo campeggio, la sua esperienza di vita e il suo insegnamento ci ha dato veramente tanto. Non lo dimenticheremo mai.

Termina il racconto del nostro tour della Val di Fassa. E’ stato così che al cospetto delle montagne che amiamo, con tanta fatica, con emozioni e ricordi, abbiamo festeggiato i nostri primi 43 anni di vita in comune.