Politica

La terra dei coprofagi

Palazzuolo sul Senio (Fi)
Palazzuolo sul Senio (Fi)
Ma che bontà , ma che bontà ,
ma che cos’è questa robina qua
cioccolato svizzero? No?
cacao della Bolivia? No?
Ma che cosa sarà mai questa robina qua…..
Mina

E’ stato un ferragosto pieno di niente. Solo baruffe e chiacchiere provinciali. In mezzo a una minoranza di intelligenti, diceva G.B. Show, c’è sempre una maggioranza di cretini. Che ricopre spesso incarichi di responsabilità.
Se si tassasse la stupidità saneremmo il debito in poco tempo. Lasciando in pace i pensionati.
Chi cerca le ragioni del declino trova nelle cronache un bel pezzo di spiegazione.
Ciò che colpisce, intenerisce quasi, e’ l’inconsapevolezza dei protagonisti, lo stupore candido che manifestano allorquando le loro sgangherate affermazioni vengono contestate.
Sembrano non sapere quello che fanno. Dio li perdonerà certamente.
Tavecchio, l’uomo chiamato a risollevare le sorti del calcio italiano, scivola sulla buccia di banana di una becera espressione di sapore razzista e, nel tentativo di rimediare, sfodera una sfilza di baggianate che ne attestano la definitiva, tragicomica eppur apprezzata inadeguatezza.
L’immagine dello sport italiano ne trarrà sicuro giovamento e i giovani avranno una limpida fonte di ispirazione in più.
Il ministro Alfano, nel vivo di una recessione che dovrebbe assorbire ogni pensiero del Governo, non trova di meglio che riproporre l’inutile, divisivo rovello dell’articolo 18 e mettere sotto accusa i “vu compra’ che molestano e infastidiscono i bagnanti”, a loro insaputa.
Ce ne sarebbe abbastanza per chiedere l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Ha ragione il vecchio Pierre Carniti, reduce di un’epoca in cui i sindacalisti facevano(bene) i sindacalisti : nessuno di coloro che pontificano sul lavoro ha mai visto una fabbrica.
Succede sempre più spesso che la parola sovrasti il pensiero, quando pure ci sia.
Dicono che un lavoratore a tempo indeterminato che guadagna 1.300euro e’ un privilegiato.
Sostengono che bisogna ridurre le tutele.
Il Premier vuol metter mano allo Statuto dei lavoratori, come non si sa.
Tutto si può cambiare, certo, a volte si deve, le condizioni mutano. Ma che cosa c’è da ridurre ancora?
Lo statuto e’ del 1970 e ciò nonostante per 20anni l’economia ha prosperato.
Le imprese facevano profitti, tanti.
Se molte di esse non li hanno reinvestiti in innovazione, se lo Stato ha disertato la ricerca, se la competitività e’ scaduta, il cuore del problema non è nella legge che tutela i lavoratori.
La flessibilità invocata si è ,in gran parte, realizzata.
La perdita di quote di reddito dei lavoratori dipendenti e’ stata impressionante.
I bassi salari non alimentano più la domanda di beni di consumo.
L’Europa ” grande potenza civile” immaginata da Prodi insegue l’Asia con la progressione del gambero.
E siamo qui a discutere dell’articolo 18!
Di Battista, astro nascente del firmamento pentastellato, vice presidente della Commissione Esteri della Camera, forse per dimostrare che i parlamentari, anche quando rinunciano a metà stipendio, sono comunque pagati troppo, in un documento di politica (?) internazionale (?), si balocca col terrorismo, che non apprezza, dice, ma che sta provando a capire.
Non senza difficoltà.
Il suo scombiccherato ragionamento non lo rende corresponsabile del terrorismo, come sostiene, per trarne profitto politico, l’on.Serracchiani. Più che colluso coi criminali sembra disconnesso dalla realtà.
Non c’è alcuna grandezza maligna, non c’è traccia di cattivi maestri o anche solo di maestri in questo maturo infante compiaciuto che un intero Paese si occupi di lui, “ciao mamma, guarda come mi diverto”.
Solo pretenziosità ,ignoranza di un fenomeno denso, intricato, su cui, rubo l’espressione a Sofri, “bisognerebbe far ronzare il drone dell’intelligenza”.
Più Casaleggio che Bakunin.
Abbastanza per andare in confusione.
Chi stupra, sgozza, perseguita persone innocenti, foss’anche per una causa ritenuta giusta, e nessun totalitarismo lo è, non è un combattente ma un criminale.
Le infamie commessi dall’Isis, dagli europei confluiti nelle sue file, non sono l’estrema risorsa di uomini disperati.
I cristiani e gli yazidi che massacrano non c’entrano con le responsabilità dell’occidente.
Sono vittime e basta.
È i fanatici yahadisti sono i carnefici. Non può esserci ambiguità.
La storia inverte spesso i ruoli dei persecutori e tuttavia ogni volta gli assassini vanno esecrati e combattuti, non capiti.
Vanno fermati, come dice Papa Francesco, che si arresta alle soglie del come.
Tocca ad altri definire i mezzi. E non è mai una decisione facile.
Nella lotta al nazifascismo, diceva Vittorio Foa, la cosa più difficile fu attraversare quell’inferno senza diventare come loro.
C’è sempre un’altra strada, un altro modo.
E ora un alkaseltzer, per favore.

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