La Terra nei titoli di coda

Valmaggiore 053Non bisogna giudicare la natura secondo noi, ma secondo lei (Pascal)

L’umanità sta perdendo la battaglia per la sua sopravvivenza.
E’ come se avesse rinunciato a combatterla.
Il nostro destino scorre pigramente nei titoli di coda dei TG.
Dopo le beghe politiche, X Factor, quisquilie e pinzillacchere.
Tirano le tragedie medio-piccole, la taglia extra large non ha mercato.
Del clima non si parla più, se non per lamentare il caldo estivo e le piogge autunnali, Kyoto e’ tornata ad essere soltanto una lontana città giapponese.
I mali della terra, che avevano fatto nascere una sollecitudine nuova a cavallo del secolo, sono caduti fuori dal discorso pubblico e scivolati in fondo all’agenda dei nostri affanni quotidiani.
Ma la sua sofferenza e’ grande, si è aggravata e presenta un conto sempre più alto.
Nel momento in cui il mondo conosce una seconda e cruciale trasformazione della convivenza umana nella storia moderna, il passaggio incredibilmente faticoso dalle “totalità immaginate” degli Stati nazionali alla “totalità immaginata” dell’umanità, come le definisce Bauman, e’ privo di un centro ordinatore che ne governi le complesse dinamiche.
Cosa fare non so.
Non ci sono soluzioni locali a sfide globali, ma solo apporti territoriali a strategie comuni.
L’economista gesuita Gael Giraud sostiene che, se vogliamo ritrovare la prosperità in Europa, dobbiamo passare a un’economia delle rinnovabili: un grande progetto di società, un progetto politico per l’Europa.
Ne’ di destra ne’ di sinistra.
Un progetto per la vita.
Si potrebbe cominciare da qui.

Piotost che gnient….
Stati Uniti e Cina hanno siglato un accordo.
Entro il 2030 i primi ridurranno le emissioni del 20% e la seconda fermerà l’aumento delle proprie.
Piuttosto che niente è meglio piuttosto.
Ma di buoi ne saranno già scappati tanti.
Speriamo sia ancora in piedi la stalla.

Ha scritto Lichtenberg
“Piove tanto forte che tutti i porci diventano puliti e tutti gli uomini sporchi”.
Negli ultimi 20 anni gli eventi estremi in Italia sono cresciuti del 600%.
Date pure la colpa ai sindaci, ma al cambiamento climatico abbiamo contribuito tutti.

Nondimeno
Sentire Governatori e Sindaci che, ad ogni calamita’ legata al degrado del territorio, lamentano, accusano, pretendono, fa venire l’orticaria.
Nel Paese dove -non- si -può- fare- niente il territorio e’ stato devastato nell’indifferenza e con la compiacenza di chi avrebbe il compito istituzionale di proteggerlo.
Anche dalle richieste ingiuste di cittadini e imprese.

Il muro di Carrara
C’è un torrente a rischio di esondazione.
Come tanti altri.
A volte perché così dispone la natura più spesso per la dabbenaggine degli uomini.
Si decide di costruire un’opera di difesa.
Lo Stato trova le risorse e la Provincia fa un appalto conforme alle regole europee, che un’impresa si aggiudica.
Tutto trasparente, sembra.
L’impresa costruisce un muro che, alla prima occasione, si sbriciola come un biscotto.
E’ colpa della politica dicono tutti, chiedendo la testa, quella vera, del Sindaco.
Ma chi ha fatto il progetto?
Chi ha costruito il muro?
Chi l’ha collaudato?

La bomba siamo noi
Lungi da me l’idea di contrastare le disposizioni divine, la questione va assumendo tuttavia una qualche importanza per le creature terrene.
L’esortazione “crescete, moltiplicatevi e riempite la terra” (Genesi;9:1) fu rivolta da Dio a Noè e ai suoi tre figlioli, Cam, Sem e Iafet: 4 persone in tutto.
Che hanno fatto fino in fondo il loro dovere visto che la terra si è riempita in ogni anfratto.
Io non mi intendo di teologia e sono, beninteso, perché ognuno faccia come meglio crede.
Mi chiedo solo se il Signore, nella sua infinita saggezza, indirizzerebbe oggi la medesima esortazione ai settemiliardiduecentocinquantamilioni di inquilini che popolano il pianeta.
Se sarebbe preoccupato per la denatalità.
Se darebbe soldi alle famiglie perché facciano figli, più che si può.
Anche se non ce ne stanno più.

Decrescita infelix
Latouche sbaglia.
Non esiste una decrescita felice.
Solo una decrescita necessaria.
Un piccolo rallentamento dello sviluppo ha gettato l’Europa nel caos.
Scatenando tensioni che ne mettono in discussione l’esistenza.
Le Commissioni insediate per ridefinire il PIL, fino ad includervi la felicità, sono state annichilite dalla crisi.
Assieme alla sicurezza e alle speranze di milioni di persone.
Oggi siamo più cattivi e più infelici.
L’assillo di tutti è ritrovare la strada di una crescita comunque.
Questo non rende meno urgente e necessario cambiare rotta, ricongiungere i percorsi dell’economia e dell’ecologia, ma ci dice che raggiungere l’obbiettivo e’ molto più difficile di quel che si pensi.
E che assumere a riferimento della ridefinizione dei modi di vivere e consumare, di una nuova concezione del benessere individuale e collettivo l’idea di felicità e’ un’illusione.
La felicità non è un parametro collettivo ma una fuggevole condizione individuale.
In discussione non è la felicità ma la vita.
Per difenderla l’idea che va messa al centro e’ quella della liberazione dai vincoli che incatenano il nostro domani.
E’ la libertà la madre di ogni progresso.

Modernità e civiltà
Il carattere della civiltà, ha scritto Bertrand Russel, e’ la capacità di prevedere: questo e’ quel che distingue gli uomini dai bruti e gli adulti dai bambini.
La previdenza e’ suscettibile di una misurazione quasi precisa, impostata su tre fattori: il dolore presente, il piacere futuro, la lunghezza dell’intervallo fra i due.
La civiltà e’ un modo di vivere dovuto alla fusione del sapere e della previdenza.

Non c’è più niente da fare
Ogni giorno più simile, nei tratti, nelle parole e nei gesti, al dottor Stranamore di Kubrick, Beppe Grillo ha gridato a un giornalista: noi siamo oltre!
Ce n’ eravamo accorti, ma non possiamo far niente per aiutarvi.

Guido Tampieri