Sicilia in camper: Monreale e Palermo

Palermo - La piazza del Municipio
Palermo – La piazza del Municipio

Verso Palermo. Pensiamo di uscire dall’autostrada prima della metropoli, per sostare in una località di mare e raggiungere la grande città con i mezzi pubblici. Usciamo a Carini. Abbiamo sbagliato; ci troviamo canalizzati in una strada stretta, parallela all’autostrada, con una interminabile fila di case da un lato e un continuo ammasso di rifiuti dall’altro . Dietro le case (forse) il mare. Cerchiamo una via d’uscita che ci consenta di invertire la marcia e rientrare in autostrada, ma niente da fare. Dopo qualche chilometro, un piccolo spazio, una manovra avventata – per fortuna senza danni – e riusciamo nell’intento. Rientriamo in autostrada.

Poco dopo, siamo nel territorio di Capaci: due monumenti ai bordi dell’autostrada ci segnalano l’uccisione di Falcone e della sua scorta. Decidiamo di raggiungere l’area camper di Piazzale Giotto – custodita – dove c’è anche il capolinea dei tram, Jonn Lennon. Ci siamo già stati 11 anni fa. Con l’aiuto dell’autoguida del Tablet di Marisa, ci arriviamo senza troppi problemi, nonostante alcune interruzioni stradali.

Nel pomeriggio pensiamo di visitare Monreale. Ci riforniamo di biglietti al capolinea. Il tram ci porta fino ai confini del comune di Palermo, ma ci lascia, inspiegabilmente, mezzo chilometro prima della navetta che deve portarci a Monreale, pur continuando la sua marcia fino al punto navetta (non segnalato).

Monreale si affaccia sulla ex Conca D’Oro palermitana, un tempo famosa per gli agrumeti, oggi irrimediabilmente deturpata da una edilizia dissennata e informe.

Il complesso monumentale di maggior pregio è quello che vede al centro la Cattedrale di Santa Maria Nuova, il chiostro benedettino e la (potente) sede arcivescovile.

La Cattedrale è sontuosa. Mostra, anche ai neofiti, una forte mescolanza di stili, dovuta ai processi delle varie dominazioni. Il suo interno è presso che completamente istoriato con mosaici e dorature di stile bizantino. Sull’Altare maggiore, opera di grande pregio del Valadier, campeggia una enorme figura di Cristo che, ai giorni nostri, potrebbe apparire ad alcuni un poco opprimente. Di notevole interesse un organo con ottomila canne e la Cappella del tesoro.

Per noi la vera sorpresa – la Cattedrale l’avevamo già visitata – è stata la visita (a pagamento) del chiostro dell’attiguo monastero benedettino. A pianta quadrata di circa 50 metri di lato, presenta centinaia di colonne e capitelli tutti finemente lavorati. Di grande effetto la fontana, posta in un angolo, delimitata da quattro splendide colonne ricoperte di mosaico dorato. Una grande curiosità e una somma delizia anche agli occhi di chi non è esperto conoscitore di arte monumentale.

Per il resto, Monreale, essendo ancora affogata dal traffico veicolare, non si lascia visitare volentieri e noi non l’abbiamo fatto.

Palermo, a mio parere, è una città bellissima e per certi aspetti, misteriosa. Una città antica e anche moderna. Quindi, contraddittoria e per certi versi caotica e inospitale, ma non bisogna dimenticare come sia stata governata in modo assai discutibile, specialmente nei primi decenni dopo l’ultima guerra. Una città che parla tante lingue, comprese quelle del disagio, che riesce ad assorbire con dignità.

Palermo ha il portamento di “città Capitale”, edificata attorno al possente Palazzo dei Normanni ed al collegamento con il porto costruito attorno alle grandi strade dei Quattro Canti.

Palermo è una città ricca di storia e di inestimabili patrimoni storici, per certi versi ancora ai margini dei percorsi turistici di moda e poco conosciuti.  A me è parso che gran parte di questi tesori ruoti attorno ad una Chiesa per certi aspetti secolare. Basta ricordare i tanti Ordini ecclesiali e Logge che governano questi patrimoni.

Abbiamo ammirato (purtroppo) solo alcuni di questi tesori e la sorpresa è stata veramente grande.

Siamo nel rione storico di Castellammare, vicino al porto, nel Centro (parrocchia) di San Mamiliano. Ci apprestiamo a visitare i Tesori della Loggia (6 euro). Si tratta dell’Oratorio del Rosario in San Domenico e dell’Oratorio del Rosario in Santa Cita. Poi, la chiesa di Santa Cita, sede della parrocchia di San Mamiliano, e la sua Cappella del Rosario (gratuito).

Rosario in San Domenico. Si tratta di un locale a navata unica, con stucchi di pregio e una bellissima collezione di grandi quadri, fra i quali spicca un enorme Wan Dyck

Rosario in Santa Cita. Si tratta di una grande sala interamente decorata di stucchi, opera di Giacomo Serpotta, massimo scultore siciliano. Dentro la stanza è come essere completamente avvolti da statue espressive e parlanti degli episodi di religiosità che si sono voluti rappresentare. Un colpo d’occhio fantastico, la sensazione di essere in un luogo surreale.

Chiesa di San Mamiliano.  Ricchissima di tesori d’arte, fra i quali una bella Madonna in attesa, ci siamo soffermati incantati nella magnifica Cappella del Rosario, completamente decorata con marmi di diverse tonalità.

Altre sorprese : le chiese della Martorana e di San Cataldo (vicine).

La chiesa della Martorana (ingresso 1 euro) ci hanno detto essere una delle più belle chiese bizantine d’Italia. Infatti i magnifici mosaici ne sono certamente una testimonianza. La chiesa di San Cataldo invece si presenta esternamente con cupole  arabe. L’interno è scarno, disadorno, l’illuminazione tale da incutere un senso di ansia e di rispetto. La simbologia richiama l’Ordine equestre del Santo Sepolcro, ovvero gli antichi guerrieri della Chiesa; Ordine ancora simbolicamente in campo e che oggi gestisce la chiesa.

Il giorno dopo, la visita è partita da Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana e complesso monumentale di grandi dimensioni. La sua costruzione risale alla dominazione islamica, poi trasformata dai Normanni e dove i vari dominatori nei secoli successivi hanno lasciato il segno. Di grande attrazione i mosaici della Cappella Palatina, ma anche gli altri settori visitabili del complesso.

La Cattedrale, dedicata a Santa Rosalia, è la chiesa Madre di Palermo, sede della diocesi. Potete bene immaginare la sua maestosità. Al suo interno la tomba di Dino Puglisi, prete palermitano ucciso dalla mafia. Ma non abbiamo avuto il piacere di potere acquistare una pubblicazione che raccontasse la sua storia.

Successivamente la nostra attenzione è stata attratta dalla via principale di Palermo: via Maqueda. Con la gradita sorpresa che – da poche settimane – è pedonalizzata. E’ un vero piacere potere percorrerla, potendo ammirare con calma le attività commerciali e i bei palazzi che la ornano. Per impedire il traffico veicolare, la strada era presidiata ai vari incroci dai mezzi della Polizia Municipale posti di traverso. Difficile pensare che tale scelta possa essere accettata a cuor leggero dai conducenti di automezzi avvezzi a farla da padrone con noncuranza. Però la speranza esiste; così ci hanno detto i Vigili in servizio.

Abbiamo poi visto tante altre cose e situazioni. Quelle che ricordo – belle e brutte – sono:

– magnifici ed enormi esemplari di ficus collocati in alcuni grandi parchi pubblici;

– la poca disponibilità e l’antipatia dei conducenti dei tram;

– la grande disponibilità e simpatia dei Vigili Urbani;

– la presenza, discreta, dell’Esercito in “Operazione strade sicure”;

– un ristoratore “commediante” e la sua burbera, bella, cameriera polacca;

– il mercato della Vucciria che non è più quello variopinto di una volta;

– un quartiere degradato con tanti giovani in attesa di non si sa che cosa;

– un ottimo artigiano di dolciumi;

– la petulanza di chi si guadagna da vivere offrendo vari servizi di trasporto ai turisti;

– un centro storico pulito e dove si gira con tranquillità;

– una fascia adiacente al centro storico, a tratti molto caotica e sporca, con la punta di diamante di Piazzale Giotto, sommersa dai rifiuti del grande mercato ambulante che si tiene settimanalmente. Una vera indecenza.

Infine annoto che, parlando qua e la con cittadini, abbiamo colto uno spiccato senso di rassegnazione e di fatalismo. Naturalmente la colpa è “dei politici che rubano tutto”; di quelli che “devono fare e non fanno”. Confesso un leggero fastidio nell’ascoltare che la soluzione dei tanti problemi spetti sempre “agli altri” che comandano e non anche alla vigilanza, al protagonismo, alla partecipazione responsabile e al lavoro di tutti.

E così è trascorsa anche domenica 15 giugno. Alle ore 20 ci imbarchiamo, senza problemi, sulla Nave veloce che in poco più di dodici ore ci porta a Civitavecchia – all’apparenza una bella città che vorremo visitare presto.

Complessivamente abbiamo percorso 2.600 chilometri, più quelli in nave. Una bella cavalcata che, se la fortuna ci assiste, rifaremo, alla scoperta dei tanti luoghi che ancora non abbiamo visitato. In omaggio a una bella terra, che arricchisce l’Italia intera.