Sicilia in Camper: da Custonaci a Segesta

Scopello - I faraglioni
Scopello – I faraglioni

Verso Scopello, prima visita dedicata alla Grotta Mangiapane. Fa parte di un sistema di grotte naturali presenti nel monte Cofano. La nostra si trova a Scurati, località del comune di Custonaci.

E’ una grotta larga circa 15 metri, alta 60 e profonda 70. Abitata nella preistoria, poi abbandonata e forse usata come ricovero di attrezzi per la popolazione del luogo, assunse una nuova funzione quando, agli inizi dell’ottocento, una famiglia di pastori decise di occuparla per viverci. Iniziò col costruirvi al coperto qualche camera. Poi man mano che la famiglia cresceva e qualcuno si sposava, venivano aggiunte altre camere. La famiglia così – al riparo della grotta – crebbe, tanto da dovere aggiungere qualche attività al piccolo villaggio; si costruì un frantoio, un piccolo mulino, un forno e forse altre attività, sempre ad uso della famiglia allargata, diventata intanto di una settantina di persone. Col passare dei decenni, qualcuno prese un’altra strada, la famiglia si disunì, e, verso la fine della seconda guerra mondiale, la grotta restò nuovamente disabitata.

Fino a quando negli ultimi anni gli abitanti del luogo hanno deciso di farla rivivere, aggiustando i manufatti e trasformandola in una bella offerta turistica. Oggi il complesso dei piccoli locali del villaggio dentro la grotta, sono recuperati e si presentano agli occhi dei visitatori come un grande Museo, nel senso che ogni ambiente è attrezzato con i mobili e gli attrezzi del passato. Museo che una volta all’anno diventa “vivente”, quando tanti figuranti mettono tutto in funzione. Per Natale poi, il luogo diventa la sede per un grande Presepe vivente, visitato da migliaia di turisti. Il luogo è stato per diverse volte sede del set di ripresa di episodi del Commissario Montalbano.

Questo è quanto ci ha raccontato un piccolo, simpatico uomo siciliano, componente dell’Associazione di volontari che gestisce la grotta, non senza patemi; infatti, mentre ci accompagnava nella visita dei locali, ci ha spiegato che se, come parrebbe, quest’anno la Regione non mette soldi, le due manifestazioni non potrebbero avere luogo.

Resta da dire che arrivare alla grotta è abbastanza disagevole – strada stretta e piena di buche – ma ci si arriva (parcheggio); che la posizione dell’ingresso della grotta è invidiabile, avendo difronte a se la magnifica vista del mare. La visita è gratuita: chiedono un’offerta volontaria per l’Associazione. E’ uno dei siti più curiosi e sorprendenti che abbiamo visto nel lungo corso del viaggio.

Arriviamo a Scopello nel primo pomeriggio e parcheggiamo nel campeggio del posto (18 euro), vicino alla spiaggia. Dopo un buon bagno visitiamo la cittadina. Provenendo da San Vito Lo Capo, ci appare come una nobile decaduta. Molta mercanzia esposta dentro al Baglio che costituisce il centro del paese, pochi turisti. Belli gli scorci di panorama che si vedono sul mare. Proseguiamo verso la Riserva dello Zingaro – luogo famoso e decantato, purtroppo colpito dai paurosi incendi dolosi di alcuni anni fa – per osservare a distanza la bella ristrutturazione della vecchia tonnara.

La sera, dopo una buona cena con tranci di tonno acquistati a San Vito, il pensiero corre verso Palermo, obbiettivo del giorno dopo.

Al mattino decidiamo di visitare Segesta, uno dei maggiori siti archeologici della Sicilia. Ci si arriva percorrendo una strada in pianura, costruita per buona parte – assai stranamente – sopra 10 metri di piloni di cemento. Arrivati, l’accoglienza non è delle migliori, visto che per entrare nel parcheggio dobbiamo superare buche pericolose per l’incolumità del mezzo. Lo facciamo lentamente per fortuna senza toccare per  terra.

I luoghi di maggiore bellezza sono il Teatro greco e un grande Tempio collocato ad alcuni chilometri di distanza e dove oggi c’è l’ingresso al sito. Si dice che la città sia stata edificata diversi secoli prima di Cristo, da profughi troiani. Avevo già visto il sito 11 anni fa e la delusione è stata grande nel constatare come oggi, la sua tenuta sia nettamente peggiorata. Il Tempio è recintato a pochi metri dalle colonne, in alcuni punti è sostenuto da ponteggi per i danni causati, dicono, da un fulmine. Erbacce incolte, senso di abbandono. Saliamo con navetta in cima al monte degli scavi dell’antica città e del Teatro. Il panorama è molto bello. Sugli scavi ancora erbacce, così come nel Teatro, ancora fortunatamente quasi intatto.

Notiamo diversi addetti in posizione apparentemente di attesa, altre addette alla raccolta dei denari: nessuno che “lavori”. Per uscire dal disastrato parcheggio, chiediamo ci venga aperto l’ ingresso riservato alle navette. Richiesta accolta.

In definitiva, abbiamo visto un bellissimo sito, purtroppo in stato di incuria e decadenza.