Sicilia in camper, dall’oasi di Vendicari a Piazza Armerina

Ragusa -  Il Duomo di San Giorgio
Ragusa – Il Duomo di San Giorgio

Primo giugno. L’Oasi di Vendicari è una caratteristica zona umida di costiera. Ci troviamo immersi in una natura che dire selvaggia, è dire poco. Si tratta di un’area naturalistica di 1500 ettari di “importanza internazionale” per la presenza di ampie zone di pantano, punto di riferimento essenziale per gli uccelli migratori. Inoltrarsi con i mezzi motorizzati è disagevole e l’unico parcheggio consentito è presso l’ Agriturismo Calamosche. Questa struttura è completamente gestita da personale romeno, come avevo già trovato in Abruzzo; questo fa ancora una volta pensare che in gran parte dell’Italia il lavoro agricolo – quando non le proprietà – stia lentamente passando a quella etnia. In questo agriturismo si dorme, si fa ristorazione e si coltivano su ampia scala ortaggi. Dispone di ampio parcheggio.

Da questo punto si dipanano diversi sentieri – segnalati – che percorrono la costa frastagliata e rocciosa, tramite i quali è possibile raggiungere a piedi (km 1,8) la bellissima baia Calamosche, ma anche, per comodo sentiero, le località di Marzamemi a sud e quella di Tellaro a nord. L’ambito, abbastanza faticoso da percorrere con il sole a picco, è caratterizzato da una rigogliosa macchia mediterranea e dai suoi splendidi colori di stagione. Ogni piccola insenatura, purtroppo, mostra ancora i relitti delle barche dei profughi. (Foto Vendicari)

Nel pomeriggio ci spostiamo a Marzamemi. Si tratta di una piccola località turistica marinara cresciuta attorno all’antica tonnara e al suo complesso edilizio costituito dal palazzo dei fondatori, dalle case dei marinai, dalla chiesetta e dalla piazza. La ressa dei vacanzieri domenicali, ci consente di apprezzare solo in parte l’antica architettura, purtroppo oramai stravolta dalle attività del piccolo commercio di chincaglieria turistica. Si apprezza una bella struttura di vendita di prodotti tipici siciliani. (Foto Marzamemi)

Verso sera ci portiamo a Portopalo di Capo Passero, siamo sotto la latitudine di Tunisi. Rapida visita alla marina e alla vecchia tonnara, poi al porto per passare la notte. La vista panoramica della tonnara e dell’attiguo castello, con sullo sfondo il mare, costituisce una bellissima cartolina, da non perdere. Qui incontriamo alcuni gruppetti di ragazzi di colore, evidentemente collegati agli sbarchi di profughi. Nel porto sono visibili, oltre ad una fiorente attività di pesca, molti barconi accatastati in secca, testimonianza dei drammi che tutti conosciamo. (Foto Portopalo di Capo Passero)

Dopo una notte tranquilla, al mattino (2 giugno) ci indirizziamo verso Ragusa, città monumento, riconosciuta dall’Unesco. Ragusa, città antichissima, ricostruita nell’800 a seguito dello spaventoso terremoto che distrusse nel 1693 l’intera valle di Noto, è diventata, assieme a Modica, Scicli e a Noto stessa, una delle grandi capitali del Barocco architettonico italiano.

Parcheggiamo in un ampio parcheggio all’ingresso del paese, assieme ai pulman. I ragusani hanno appena celebrato il loro patrono, San Giorgio, quindi la città è ancora vestita da festa. Dalla centrale piazza della Repubblica, partenza logica per chi vuole visitare la città, saliamo verso la parte alta dove apprezziamo la chiesa di Santa Maria dell’Itria; poi, scendendo, il maestoso palazzo Cosentini, in stile barocco, dai magnifici balconi e dai tanti mascheroni scherzosi.

Torniamo alla punto di partenza e cerchiamo informazioni circa il percorso più logico per visitare Ibla, la parte più celebre e caratteristica di Ragusa. E’ giorno di festa e i punti Info purtroppo sono chiusi. Anche in questo caso troviamo un signora gentilissima che ci ascolta, ci spiega, ci indica e anche ci accompagna per un lungo tratto. Seguendo la strada panoramica saliamo al punto più alto dove, a capo della splendida piazza Duomo si erge la chiesa dedicata a San Giorgio, una delle massime espressioni mondiali dell’architettura sacra barocca. Finalmente, un centro non oberato dalle auto, ci consente di ammirare la bella piazza, colma di gente festosa. Muovendoci verso il giardino Ibleo, il più vecchio dei quattro grandi giardini della città, visitiamo alcune altre chiese (a Ragusa sono davvero tante) e il magnifico portale di San Giorgio. Il giardino è magnifico; il suo grande viale di ingresso, le grandi palme, le migliaia di piante arboree, grasse e di fiori lasciano un ottimo senso di stupore e di ammirazione.

In un negozio specializzato, ci riforniamo di assaggi di formaggi del luogo, davvero ottimi, poi al ristorante per gustare qualche piatto caratteristico. E’ qui che la ragazza che ci accoglie ci parla molto bene di Ragusa, del fatto che l’economia favorita dal turismo cresce e di come sia una città tranquilla e sicura: dove ancora “si lascia la propria auto aperta”.

La visita di Ragusa, pur, troppo affrettata, mi lascia sorpreso dalla bellezza della città antica. Una città ricca di storia e di tradizione popolare. Un vero gioiello, forse la più bella città della Sicilia, fra quelle visitate. Certamente una fra le città d’arte più belle d’Italia che, con ragione compete con Ravenna per lo scettro di prossima capitale europea della cultura. (Foto Ragusa)

A metà pomeriggio volgiamo i mezzi verso Piazza Armerina. Lo scopo è quello di visitare la famosa Villa romana del Casale, ricca di mosaici. Arriviamo verso le cinque, per la visita occorrono almeno due ore, quindi decidiamo di entrare (14 euro – non poco). Il box  degli audio (naturalmente) è chiuso, quindi per la visita dobbiamo affidarci alle scarne spiegazioni presenti nel sito. Si tratta di una enorme villa rurale del IV – V secolo, caratterizzata da uno smodato numero di mosaici, frutto del lavoro di un elevato numero di persone africane (schiavi). Si tratta di migliaia di metri quadrati di “tesserine” raffiguranti le scene più disparate. Fanno scalpore un gruppo di donne in bikini. La villa fu scoperta nel 1950. Da allora il sito è stato al centro di un grande interesse di pubblico e anche fonte di tante polemiche in ordine alla sua manutenzione e cura. Le strutture ultimamente realizzate per la coperture quasi totale del sito, a me paiono esageratamente massicce ed oppressive. (Foto Piazza Armerina)

Per la notte, un solerte posteggiatore degli scavi ci propone il suo “campeggio”. In realtà pensiamo si tratta del parcheggio della Casa delle Meraviglie, un antico palazzo poco distante e con vista sugli scavi, sede di un Museo ancora chiuso. Ce la caviamo con 5 euro; la notte scorre tranquilla. Al mattino ci dirigiamo verso Porto Empedocle.