Sicilia in camper, qualche considerazione

Sicilia - Noto, la Cattedrale.
Sicilia – Noto, la Cattedrale.

Concludo con alcune annotazioni la descrizione del viaggio che abbiamo fatto, col camper, in Sicilia. Per contestualizzare il racconto, tenete conto che il tour si è svolto dal 26 maggio al 15 giugno del 2014. Nella Categoria VIAGGI, della home page del blog, ho creato la Figlia “Sicilia in camper” dove potrete leggere senza soluzione di continuità il racconto del viaggio, dalla prima puntata alle considerazioni finali.

La prima impressione che ho tratto a contatto con la Sicilia è stata quella di una Regione ripiegata su se stessa. Come del resto, l’Italia. Mancavo da undici anni, non ho apprezzato novità. Ho visto gente che cerca di barcamenarsi, non ho colto aspetti stimolanti, elementi di ricerca, il senso di un popolo che progredisce.

Ho apprezzato l’ospitalità dei siciliani. Già lo sapevo e le cose non sono cambiate. Certo, sono un poco commedianti. Con il loro gesticolare e la loro parlata fitta, cercano a volte di venderti quello che effettivamente non anno. Ma li si perdona perchè non sono sgarbati, ti mettono a tuo agio e sempre rispondono alle domande, avendo un buon consiglio per tutto.

Ho parlato con decine di siciliani e nessuno ha pronunciato la parola mafia. Eppure abbiamo visitato luoghi dove la mafia è storicamente di casa. Il fatto che non se ne parli, forse potrebbe voler dire che è effettivamente presente nella quotidianità. La mia impressione è che a livello diffuso influisca nel piccolo mercato del lavoro e nella gestione dell’ordine pubblico.

Sono rimasto molto colpito dallo stato di incuria crescente del vastissimo patrimonio archeologico esistente in Sicilia. Non che vada molto meglio per il patrimonio architettonico e culturale, ma qui qualche segnale di attenzione si nota. Il patrimonio archeologico invece ansima; non si vede nessun nuovo scavo, quelli esistenti troppo spesso sono coperti da erbacce; i monumenti sono erosi dal tempo, senza apprezzare interventi di manutenzione; i musei sono poco frequentati.

L’impressione è che gran parte dell’economia ruoti attorno alle risorse (calanti) della Regione e dello Stato. Dipendenti pubblici e pensionati sostengono buonissima parte dell’economia siciliana. Il fatto è che penso che i siciliani non si siano ancora resi conto che quella mucca non ha più latte. Parlando con diversi di loro ho capito che si rendono conto che le risorse pubbliche che arrivano sono state, e in parte sono ancora, tante; la loro analisi però si ferma al fatto che ” i politici rubano”. Dimenticando che essi stessi sono parte del loro male, nella misura in cui hanno storicamente chiesto di essere “assistiti”.

Abbiamo incontrato tanti giovani e tante donne impegnate per un futuro migliore, fatto di lavoro e non di assistenza. E tanti anziani impegnati a dare una mano per tenere in piedi piccole, ma importanti, prospettive di lavoro e di sviluppo dei territori. Purtroppo però, abbiamo colto nel loro dire una sottile vena di rassegnazione e di fatalismo. Speriamo che questa possa lentamente inaridirsi, per lasciare spazio ad uno spirito più propositivo.

Il centro storico di Palermo è molto bello. Consiglio di spostarsi fuori dal circuito turistico tradizionale e di andare alla ricerca delle espressioni più genuine della storia e della vita palermitana. Provate a guardare nelle viuzze dietro i palazzi e dentro i palazzi, nei loro magnifici cortili. Rilassatevi nelle pasticcerie e nei ristorantini presenti in modo diffuso, dove ancora si coglie il valore delle gestioni famigliari. Scoprite i mille tesori contenuti nelle centinaia di chiese, a volte gestiti dalle varie corporazioni con cura ed intelligenza. Poi, via Maqueda senza il traffico automobilistico, è veramente accogliente e vivibile.