Quando si dice gallina

Galline 008Vi racconto due storie di galline. Quando arrivo davanti al cancello di casa, cominciano a fare festa, cercando di attirare la mia attenzione. Gli apro subito la porta del pollaio, loro si accovacciano in attesa delle mie carezze, poi partono per il lauto pasto che le attende. Cominciano beccando l’erbetta fresca, ma il loro piatto forte sono i lombrichi, le lumachine, le rughe e anche gli stercolai.
Appena prendo in mano la zappa o la vanga, si animano; hanno capito che è l’ora del companatico. Hanno capito che rovistando fra la terra smossa faranno una scorpacciata del loro pasto preferito.

Fra di loro sono in perenne competizione; cercano di accaparrarsi quanti più vermiciattoli possibili, cercando di arrivare per prima su ogni preda, ma non si azzuffano; la loro è una esclusiva gara di destrezza. Fino all’altro giorno, quando la bionda ha trovato uno stercolaio. Lesta, lesta lo ha preso col becco,  ma per ingoiarlo, dato la sua dimensione, avrebbe dovuto fare qualche manovra aggiuntiva. Insomma, avrebbe dovuto lasciarlo per un attimo e preso per il giusto verso. Il fatto è che l’altra la tamponava da vicino; anche lei ambiva quella preda. Quindi non poteva mollarla. Hanno battagliato almeno per un minuto. Poi, quella con lo stercolaio nel becco, non liberandosi sul posto dell’amica concorrente, ha preso la corsa, zigzagando fra i cardi… fino a quando la competitor, stanca morta, ha piegato le gambe e si è arresa.

Ieri, come al solito, sono venute con me nel campo. Il mio lavoro consisteva nel sotterrare i cardi; tanti vermicelli e per loro grande gioia. Ad un certo punto una delle due si perde. La cerco con lo sguardo, non la trovo. Quasi non mi capacito di quell’improvvisa scomparsa al cospetto di tanto bendidio. Dopo una decina di minuti sento alto, un forte e ripetuto: co.co.co.co.deeee! Mi sono reso conto che era andata a casa, percorrendo almeno 150 metri in terreno accidentato, per deporre l’uovo di giornata. Passati cinque minuti me la sono ritrovata tutta felice accanto alla vanga, per continuare la perenne competizione con l’amica per le proteine che servono loro per una vita serena.