Castel Bolognese, su Hera la maggioranza si divide

Castel Bolognese - Museo Civico

La notizia, per Castel Bolognese, è di quelle politicamente significative, anche se l’informazione locale l’ha bucata.

Il Consiglio comunale, venerdì scorso, ha approvato la fusione Hera – Acegas/Aps con 8 voti contro 7, su 17 consiglieri (2 assenti). Il dato politico è consistito nel fatto che Sel e Idv, che fanno parte del gruppo di maggioranza, hanno votato contro.

Il tema in discussione non era di quelli marginali. Si votava la decisione dei Cda di Hera e Acegas-Aps di Padova e Trieste, due società per azioni a capitale misto (pubblico – privato) quotate in borsa, di fondersi, creando in tal modo una delle maggiori aziende italiane nel campo della gestione di servizi pubblici (rifiuti, gas, energia, acqua). Una società che avrà 4,5 milioni di fatturato, 8.300 dipendenti, 140 milioni di utile netto (fonte La Repubblica).

Il voto contrario degli esponenti di Sel e Idv trae origine principalmente dal fatto che, non conoscendosi fino in fondo le strategie del nuovo gruppo, si teme possa essere tradita la scelta referendaria di mantenere la gestione dell’acqua, sempre più strategica a livello nazionale e mondiale, in mano pubblica. Il rappresentante di Idv ha inoltre posto l’accento sul tema della perdita di territorialità da parte della nuova maxi azienda.

Non ho conoscenze specifiche e dettagliate dell’argomento, ma questi dubbi non appaiono infondati. Le due società (per azioni) che si fondono, nate pubbliche, col tempo hanno cambiato la loro fisionomia tramite l’ingresso di capitale privato, fino a raggiungere una quota azionaria quasi paritaria. In tal modo i privati hanno portato capitali utili per fare opere di interesse pubblico, altrimenti non possibili, dato lo stato penoso delle finanze dei comuni. In compenso, però, hanno ottenuto lauti guadagni, divisi con i comuni soci, spremendo gli utenti, quindi noi tutti, con la gestione tariffaria dei vari servizi.

Tutto questo appalesa un discreto conflitto di interessi, soprattutto per i Sindaci, nella loro veste di dominus pubblici della vicenda. Ogni elettore vorrebbe servizi adeguati, ma anche un regime tariffario il meno esoso possibile. E questo ogni elettore chiede al suo Sindaco, il quale invece è costretto, obtorto collo o meno, a concordare come socio Hera tariffe tali da consentire un appetitoso ristorno a favore dei soci privati, ma anche dei comuni stessi, proporzionale al peso azionario di ciascuno.

In una situazione come questa, nella quale l’interesse pubblico si sposa con quello privato ed entrambi si scaricano sui cittadini utenti, è logico dubitare che la gestione dell’acqua da parte di tali società possa avere un carattere privatistico, quindi in contrasto con la volontà referendaria di un servizio in mano pubblica e democraticamente gestito nell’interesse primario dei cittadini.

Va anche sottolineato il fatto, aggravante, di come tutto ciò avvenga in presenza di una vacanza legislativa da parte del Governo, forse voluta ad arte, seguita all’abrogazione referendaria delle vecchie norme.

Naturalmente sarà la luce dei fatti a dirimere l’intera vicenda e, se da un lato non si può chiedere ad un’azienda di non crescere, a fronte della competitività sempre più spietata, dall’altro non si può sfuggire alla richiesta di conoscenza, di trasparenza, di moralità e di tutela massima del bene pubblico.