Ripresa difficile, serve coesione e responsabilità comune

Uno dei problemi che ci troviamo di fronte è come riprendere la vita sociale sia culturale, che ricreativa. Il problema riguarda certamente le istituzioni che si trovano con bilanci risicati, ma riguarda sopra tutto il mondo associativo che di quella vita è il motore fondamentale. Parliamo del collante che unisce le nostre comunità ad ogni livello, con particolare riguardo alle periferie e al territorio.

Si tratta in gran parte di eventi creati e mossi dal volontariato di persone disponibili a fare qualcosa a favore della comunità, del bene comune. Eventi che, fra l’altro, muovono risorse economiche che vanno a beneficio di una pluralità di soggetti. E di questo, particolarmente adesso, ne abbiamo tanto bisogno.

La ripresa di questo mondo è giustamente condizionata dalle norme di tutela anti Covid. Distanziamento, protezione individuale e sanificazione sono le parole fondamentali a cui tutti siamo tenuti a fare riferimento. Ma il problema non è solo questo.

Da gennaio sono state scritte decine di migliaia di pagine di regolamenti e norme varie, a diversi livelli. La legge non ammette ignoranza, lo sappiamo, ma conoscere tutto è impossibile per chiunque. Francamente penso che nessuno, ad esempio, possa firmare a cuor leggero di conoscere tutto, assumendo così responsabilità che non gli competono e forse di altri, ad esempio della burocrazia insita alle nostre istituzioni.

Abbiamo di fronte il bisogno di fare decollare queste attività, senza le quali la nostra esistenza subirebbe contraccolpi assai negativi. L’incertezza però è tanta, le preoccupazioni anche e le istituzioni, a partire dai comuni, faticano a dirimere la questione. Faticano a trovare il comune denominatore di una responsabilizzazione che non può essere che comune e aderente al ruolo che ognuno svolge.

Il mio parere, quello di presidente di due associazioni – una di volontariato e l’altra di promozione sociale – che svolgono attività pubbliche è che i nostri compiti e doveri siano precisi, ma con dei limiti. Quindi, non onnicomprensivi. E mi spiego.

Noi abbiamo il dovere di conoscere le norme e di predisporre il programma delle iniziative e il campo di azione in cui si svolgono in conformità ad esse. Abbiamo il dovere di informare con precisione il comportamento che ognuno deve tenere. Penso invece che la funzione di controllo e di eventuale dissuasione dei comportamenti non coerenti, spettino per intero alla sfera istituzionale. L’impegno delle associazioni può essere quello di indicare volontari per la sicurezza -come li chiamavamo un tempo – che agiscono su indicazione e sotto il controllo delle figure istituzionalmente deputate.

Penso che questo sia il terreno da arare.