Lo scorzo bianco

(4 Agosto) Ancora gran caldo e l’orto soffre.

Le semine. Ieri ho seminato a spaglio i radicchi per il tardo inverno. I bianchi, i rossi e i verdi. Sarà un problema farli nascere, ma ci provo. Cercherò di mantenere sempre la terra umida con frequenti innaffiature e comprendo il terreno con due tre veli di antigrandine per ombreggiare parzialmente. Poi ho messo giù alcune piante di cavolo nero, quello per la ribollita, ma anche per ottimi crostini.

Il raccolto. In questi giorni ho raccolto i primi frutti di scorzo bianco (detto anche barba di prete). Si tratta di radici simili alle carote. Seminate a febbraio, non gli avevo dato importanza. Dalle parti di Bagnacavallo le persone anziane si ricordano che venivano cucinate dalle loro mamme. Insomma, la radice del ricordo, quasi sparita dalle bancarelle. Trovare il seme non è stato facile. Pur non avendole seguite con cura, sono nate e maturate.

Per cucinarle ho seguito il consiglio della signora anziana che mi portò la semente. Pelate col pelapatate, le ho tagliate a rondelline e soffritte in poco olio con un trito di aglio e prezzemolo e poco sale e pepe. Ho continuato la cottura a fuoco lento, aggiungendo poca acqua, per una ventina di muniti. Ebbene, sono buone da non credere. Sapore delicato, retrogusto vagamente amarognolo, non saprei a quale sapore accostarle. A mio modo di vedere possono essere usate per dei crostini, oppure pastellate e fritte. Proveremo.

Il giardino dei frutti. Secondo stacco delle percoche. Almeno trenta chilogrammi. Con la profumata pesca amplieremo la scorta di sciroppate per l’inverno.