Politica

Quello che penso dei 5 Stelle

Sono fra quelli che non si augurano una implosione del Movimento 5 Stelle. Non penso che accadrà. La creatura di Grillo ha oramai dieci anni di vita. In questo breve lasso di tempo è passata dal nulla al governo del paese. Evidentemente di loro c’era bisogno, altrimenti non avrebbero goduto di tale successo.

Il M5S è nato dagli errori della politica degli ultimi venti anni. Certamente anche dagli errori dei partiti della sinistra. Ricordo, quando nel 2012 alcuni di noi al Congresso del Pd sostenemmo Ignazio Marino per la carica di segretario del Pd e quando l’anno dopo proponemmo Serena Fagnocchi per la candidatura a presidente della Provincia, che la piattaforma di Marino conteneva molti riferimenti alle idee di base dei 5 Stelle. Ebbene, Marino fu sonoramente sconfitto. E anche Serena Fagnocchi fu battuta. La risposta sostanziale della sinistra fu Renzi.

Di cosa parlavano allora i 5 Stelle? Parlavano di ambiente, di partecipazione, di onestà e moralità, di connessione informatica, di sviluppo sostenibile. Certo parlavano anche di altro: demonizzazione dei partiti e del Parlamento, anti europeismo, democrazia diretta. Cose buone le prime, meno buone le seconde, anzi proprio da respingere con nettezza.

Il non avere colto da parte della sinistra le novità di quel Movimento li ha aiutati a crescere a dismisura, fino ad avere il consenso alle ultime politiche di oltre il trenta per cento dell’elettorato votante. Dobbiamo riconoscere che in quella fase, hanno rappresentato un elemento forte di tenuta del tessuto democratico, dal momento che hanno mantenuto la marea montante della protesta nell’alveo della legalità istituzionale.

Poi, certo, hanno dovuto fare i conti con la realtà delle cose e con le loro idee sbagliate, ma questo fa parte del normale assestamento di ogni eccesso in politica.

Oggi stanno crescendo come classe politica di governo e questo è un bene. Lo fanno mantenendo fermi alcuni capo saldi delle proprie idee e abbandonandone, o modificandone di molto, altri. Lungo questo percorso perderanno qualche pezzo, ma anche questo non è male dal momento che toglierà loro le ambiguità di troppo.

Penso che della loro spinta e della saldezza di alcuni loro valori ci sia bisogno. Nessuna demonizzazione quindi, rispetto per il travaglio che li coinvolge e per i difficili nodi che stanno cercando di sciogliere, sana competizione. Il mio auspicio è che l’asse futuro del proprio posizionamento politico possa svilupparsi nella direzione di una alleanza politica forte con la sinistra. L’attuale esperienza di governo, dimostra che è possibile. Il suo consolidamento dipende da tutti i protagonisti dell’alleanza.

 

 

 

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2 commenti

  1. Condivido l’opinione. Però tanto PD nutre una tale avversione per il M5S (per comportamenti del M5S che riteneva di risolvere qualunque disfunzione amministrativa per via giudiziaria) e tanto M5S nutre una profonda avversione per il PD, che alle prossime politiche sarà davvero dura, perchè la gente non vuole litigi e dispetti, ma fatti. Diversamente vota la dx, che comunica una maggior coesione quando si tratta di cogliere consensi, o non vota. E non ci si può ridurre a scegliere il candidato all’ultimo momento (v. caso amm.ve di +Forlì)

    1. Condivido le preoccupazioni. Dovremo vedere con quale sistema elettorale andremo a votare. Se sarà quello che prevede l’attuale accordo di governo – sistema proporzionale con sbarramento al 5% – PD ed M5S potranno competere, poi allearsi per il governo del Paese. Se avranno i voti e se riusciranno a coinvolgere le loro ali a destra e a sinistra.
      PD e M5S sono ora alleati (e competitivi). Perchè non pensare che l’alleanza non possa consolidarsi fino a costruire solide fondamenta per il futuro? Io penso sia possibile. Circa il candidato, se voteremo col proporzionale ogni forza metterà in vista un proprio leader, ma il Presidente del Consiglio uscirà dopo le elezioni dall’accordo fra i partiti dell’alleanza. Tanti saluti. D

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