Ecco le barba di becco

Barba di becco – Scorzo bianco

Ogni anno nel mio orto dedico un piccolo appezzamento di terreno alla barba di becco, una gustosa radice dai diversi usi. Ho preso il testimone dalla mamma di Marisa, casa nella quale questa pianta è stata coltivata fin da chissà quando.

In Romagna è poco conosciuta, ma in molte parti d’Italia è usata comunemente sia in cucina che come farmaco in natura, risulta essere molto depurativa. Cresce spontanea ed ha un ciclo di due anni: il primo fa la foglia e il secondo il fiore, poi muore, lasciando i semi nel terreno.

Nel mio orto fa solo un ciclo: a fine febbraio la semino – si trovano le bustine col nome di scorzo bianco – e da luglio inizio il raccolto, che dura fino a quando il terreno ghiaccia. Si mangia, previo cottura, la radice, ma anche le foglie. Ha un sapore delicatissimo che sa di sedano, carota, cetriolo. A noi pare un gusto gradevole, intrigante, buono.

La radice, se maturata in terreno tenace, presenta diversi fittoni. Occorre togliere la buccia con la schiena del coltello, tritarla grossolanamente – con o senza le foglie – passarla in poco olio con un tritino di aglio e un pizzico di sale e cuocerla lentamente, aggiungendo acqua (o brodo) quando serve. Per fare un bel lavoro, se siamo a fine stagione e la radice è tenace (col tempo poi lignifica e diventa immangiabile), occorre anche un’oretta.

Quando risulta croccantina, ma verso il tenero, è pronta. Noi, solitamente, la gustiamo sopra crostini di pane lievemente abbrustolito, con un filo d’olio e una spruzzatina di prezzemolo. A volte la inseriamo nelle frittelle di farina di ceci e cipolla. Gustosa con un uovo fritto sopra. Conosciuto il prodotto, ognuno potrà sbizzarrirsi e creare gli accostamenti che più piacciono.