Giornata per saba e sugal

2015-10-10 09.18.16Tempo uggioso, pioggerella fine, umidità a mille, di quella che ti entra nelle ossa. Non c’è di meglio che cercare conforto nel mosto di uva e in due sue piacevoli trasformazioni: la saba o sapa e i sugal o sugali. Due grandi prodotti della cucina contadina di una volta belli da riscoprire.

Oggi fornisco una descrizione di insieme della realizzando in contemporanea delle due pietanze e  le corredo di qualche foto.

Sono partito stamane con due bei cesti colmi di uva di diverse qualità raccolti dalle viti del mio giardino dei frutti. Pestando con le mani e torchiando con mezzi di fortuna, ho ottenuto circa 8 litri di mosto che ho versato nella pentola delle marmellate.

Ho messo la pentola a fuoco lento sul fornello delle conserve – collocato fuori casa sotto al balcone – e collegato con il metano di casa. Appena il mosto ha iniziato a bollire hanno cominciato a venire a galla le impurità che ho raccolto con un colino. Questa operazione dura circa mezz’ora, dopo di che il liquido appare senza schiuma.

Altra mezz’ora di cottura – sempre a fuoco lento – poi ho diviso il mosto per dare corso ai due procedimenti.

Ho tolto dal pentolone circa tre litri di mosto che ho riposto in un altra pentola e messa a bollire – lentamente – in casa, avviando così il percorso per i Sugal, riferendomi alla ricetta pubblicata nel sito  (cliccate) I sugal.

Il resto del mosto ha continuato la sua corsa nella pentola originaria per essere trasformato in saba seguendo la ricetta del sito (cliccate) La saba.

Al termine della giornata – occorrono almeno 10 ore per completare la saba – il ricordo degli odori divenuti sempre più caratteristici ed intensi con l’avanzare delle cotture e la soddisfazione di avere ricordato una bella tradizione contadina romagnola.