I sugal

Si tratta di un dolce povero, fatto al tempo della vendemmia e conservato per mesi, impiattato, in luogo asciutto. Era tipico delle case contadine della Romagna nel dopo guerra. In molte case si fa ancora, spesso in versione leggermente arricchita.

Le basi sono il mosto d’uva, la farina (bianca o gialla), il pangrattato. Gli arricchimenti sono: semi di anice, buccia di limone, mela cotogna.

A casa nostra si procede in questo modo (le quantità e le dosi sono molto indicative, dipende dai gusti e dall’esperienza e maestria di chi si cimenta in cucina).

A vendemmia conclusa, raccolgo circa 8 kg di grappolini dimenticati. L’uva deve essere ben matura e perfettamente conservata.

Li stringo con le mani ottenendo circa 3 litri di mosto. Lo passo con un colino fine, ma non troppo.

Metto a bollire il mosto a fuoco molto lento; quando prende bollore, vengono a galla le impurità che tolgo accuratamente con un colino fine.

Dopo circa 1 ora di cottura aggiungo la buccia di un limone (solo il velo giallo), un cucchiaino di anicini (avvolti in un sacchettino di cotone), mezza mela cotogna tagliata a fetti. Continuo la cottura ancora per 1 ora circa.

Tolgo il sacchetto degli anicini, le bucce del limone e le fette delle mele. Lascio riposare per mezz’ora.

Riaccendo la fiamma poi, mescolando accuratamente, verso nel mosto 30 gr di farina di mais e 80 grammi di pane grattugiato.

Continuo la cottura, sempre a fuoco lento, sempre mescolando, ancora per circa 1 ora. E comunque fino all’ottenimento di un composto nè lento, nè solido. Per rendere il composto più profumato si può aggiungere ancora un po’ di buccia di limone grattugiata e un cucchiaino di semi di finocchio schiacciati fini come polvere.

Quando sarà della consistenza da voi desiderata, versate il composto in piccoli recipienti o piatti (no alluminio) e conservate in frigorifero.