Decreto di stabilità, come una mano di poker

Serra 006Il ddl stabilità, così come il governo l’ha varato, sembra il “cip” in una mano di poker. Come a dire: sto in partita, non chiudo ad alcuna possibilità, ma non scommetto su nulla. Dite voi. Il gioco è aperto.

E’ lecito obiettare che l’apertura è in parte una finzione, è relativa perché il “tetto” per ogni possibile rilancio sono comunque i saldi di bilancio, i vincoli del fiscal compact. Ma questo vale per tutti, e nel gioco bisogna starci, non si può “passare” la mano. Non possono né le forze politiche, né le forze sociali.
I giocatori sono ancora molto guardinghi, impegnati a valutare di quante fiches dispongano, e quante ne possano impegnare nel rilancio.
In verità le forze politiche, per lo più, sono in ristrettezze; lo si vede dalla prudenza con cui effettuano le prime dichiarazioni.
I ministri del PdL, oltre a pranzare a palazzo Grazioli per la quotidiana “macumba” contro i pm, si dedicano a stemperare le intemperanze di Gianburrasca-Brunetta; tutt’al più recitano il mantra: niente nuovi tagli, niente nuove tasse.

Scelta civica sperimenta la scissione dell’atomo; si presume in base al “tasso di riformismo”, chi raggiunge la soglia e chi no. Le cronache raccontano una dichiarazione testuale di Monti: “Ho lavorato una vita intera a costruirmi una reputazione, adesso ho avviato la mia sistematica demolizione”; non si demoralizzi troppo, almeno può ancora vantarsi di aver fatto tutto da solo, non è da tutti! Ma sul ddl stabilità cosa penserà?
I grillini consultano il web; cliccare wikipedia alla voce “stabilità”.

Nel PD, per ora, si marcano a uomo. Che segnali darà ai suoi il neo-futurista Renzi? Il segretario, dapprima ha fatto melina per qualche giorno, poi ha dato copertura a chi, nel governo, ha manifestato dissenso e minacciato dimissioni. Giusto, ma in seconda battuta.
Ci si scusi la sommarietà, ma il panorama politico ci pare questo: dominato dall’attesismo; chi con timore, chi per incertezza, chi perché in altre faccende affaccendato.

Il giro di tavolo, però, non è ancora completo. Le principali forze sociali hanno manifestato maggiore inquietudine; sia sul fronte sindacale che su quello imprenditoriale. Non ancora piattaforme consolidate e scandite da priorità nitide, ma giudizi forti sì.
Non è nostra ambizione sostituirci a nessuno; il tempo c’è, un percorso chiaro può essere delineato in maniera consapevole e partecipata. Non servono velleità né strumentalità. Ma bisogna farlo.

Noi, da semplici osservatori possiamo permetterci anche di sottrarci al politically correct. E dunque manifestiamo l’auspicio che le rappresentanze del lavoro e dell’impresa, con le proprie specifiche piattaforme, sappiano svelare, innanzitutto, la grave mistificazione insita nella formula magica “niente nuovi tagli, niente nuove tasse”. Se non se ne contestualizzano le ricadute sociali, ogni proposta rischia di scadere nell’ideologia, nella propaganda. E questo è il caso: i tagli ci sono, eccome! Quale effetto avranno le misure ipotizzate in termini di ricaduta sul sistema delle prestazioni sociali? e l’inasprimento progressivo del blocco della rivalutazione delle pensioni?

E, d’altra parte, quali risorse sono predisposte a sostegno di una possibile ripresa produttiva e occupazionale?
La formula magica “nessun nuovo taglio e nessuna nuova tassa”, dopo più di un quinquennio di recessione e aumento della povertà, produce soltanto ulteriore esaurimento delle energie vitali del sistema economico e sociale, ridimensionamento delle sue potenzialità, della sua volontà di riscatto.

Le forze sociali hanno oggi l’opportunità -e forse il dovere- di svelare l’equivoco. Da loro può venire il rilancio. E ciascuno dovrà dichiarare il proprio gioco: passare la mano o “vedere”. Come al tavolo del poker, appunto.
Forse questa è anche l’unica change per il governo; l’unica possibilità per uscire dallo stallo a cui lo inchioda la “strana maggioranza”.