Si vorrebbe vietare il passaggio sull’argine del fiume Senio

Castel Bolognese - Argine del fiume Senio
Castel Bolognese – Argine del fiume Senio

Dopo il disboscamento selvaggio di tratti del fiume Senio nel suo percorso castellano, in questi giorni i cittadini che, nel tentativo di ricercare sollievo dall’afa opprimente, si recano sull’argine del fiume, incontrano cartelli di divieto e catene volte ad impedire il loro passaggio (però abbassate quando ieri l’altro le ho fotografate). Insomma, pare che persone accampino la proprietà del fiume fino alla metà del suo letto. Questa ragione pensano dia loro il diritto di impedire oggi il passaggio, libero da secoli, a chi volesse transitare lungo l’argine, edificato diversi decenni fa dallo Stato per proteggere la comunità di Castel Bolognese dalle soventi alluvioni.

Non sono esperto di leggi, ma mi pare, se non erro, che il Codice Civile detti il diritto di godere e di disporre della proprietà privata in modo esclusivo, ma entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico. Penso si possa quindi affermare che la proprietà non costituisca una supremazia assoluta e discrezionale dell’individuo sulla cosa, ma il mezzo attraverso il quale ciascuno può e deve collaborare al conseguimento di fini di interesse generale. Mi pare anche che la Costituzione repubblicana (Art. 42), correggendo lo Statuto Albertino, che – sempre se non erro – prevedeva che “tutte le proprietà, senza alcuna eccezione, sono inviolabili”, stabilisca che “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti, allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti“.

La vicenda di cui si parla non è di poco conto. E sopratutto non è di quelle che possano essere passate in camuffa. Attorno a questa vicenda ruota il diritto della tutela dei “beni comuni“, evidenziato in questo caso dalla possibilità da parte dei cittadini di fruire del godimento rappresentato dal corridoio ambientale e paesaggistico costituito dal “loro” fiume. Così, come d’altronde lo è sempre stato fin dai secoli scorsi, quando i castellani hanno fatto del fiume Senio, nel suo percorso dal Ponte del castello alla Diga steccaia, uno degli elementi indentitari del loro luogo abitativo.

Penso che l’Amministrazione comunale, che nel passato ha promosso l’ottimo Parco fluviale del Senio, abbia tutti gli strumenti, legali e di fatto, per risolvere questa annosa questione (recuperando i ritardi del passato), in modo sereno e con la partecipazione e il buon senso di tutte le parti in causa, compreso l’Autorità di Bacino. Lo strumento, come ha recentemente suggerito l’Associazione Pietro Costa, può essere quello dell’adozione di un’Area di Riequilibrio Ecologico sulla base della legge regionale n. 6 del 2005.  Ne ho scritto recentemente, dopo averne discusso, seppure sommariamente in sede di Associazione, con la Regione. Rileggendo quel testo Nel Senio un’area di riequilibrio ecologico si può ricavare qualche indicazione che potrebbe essere utile per dirimere la questione di cui si parla.

Ps – Vedo che è stato posto il limite  di Zona di Rifugio di caccia sull’argine del fiume nel tratto che porta al Parco Fluviale. Invito chi di dovere a valutare questa situazione che, se confermata, potrebbe portare ad un inutile conflitto fra utenti del Parco e cacciatori.