Nel Senio un’area di riequilibrio ecologico

Senio_Cartina 003La conversazione al bar di ieri pomeriggio, promossa dall’associazione Pietro Costa, è stata interessante. Era in discussione la possibilità o meno di proporre l’istituzione nel territorio comunale, di una Parco del fiume Senio. Il punto di riferimento dell’analisi erano i siti Natura 2000, sorti nella nostra Regione sulla base della legislazione europea. Per approfondire l’argomento era stata chiesta la collaborazione di un tecnico dell’area ambiente della Regione.

Enzo Valbonesi, la persona che ci ha sostenuto, si è dimostrato preparato e documentato, fornendo ancora una volta la dimostrazione di quanti siano in Regione – ma anche in Provincia – i tecnici preparati che possono sostenere il lavoro e la progettazione delle amministrazioni locali, solo che si abbia la modestia e la volontà di coinvolgerli. Questa è una considerazione personale, forse fuori luogo, che si lega anche alla mia esperienza di assessore nel corso della passata legislatura.

Il parere di Valbonesi è stato che non sussistano i requisiti di partenza per sostenere in quell’area l’istituzione di un sito Natura 2000, ossia di un SIC (Sito di Importanza Comunitaria) oppure di una ZPS (Zona di Protezione Speciale). L’area è interessante e bella, meritevole di considerazione e di tutela, ma non pare possa elevarsi a quel rango.

La proposta di Valbonesi, è quella di puntare alla realizzazione di un’Area di Riequilibrio Ecologico (ARE), avendo come supporto legislativo la legge regionale n. 6 del 2005. Lo strumento non conterrebbe gli aspetti vincolistici di un parco, pur tuttavia consentirebbe di stabilire per la gestione alcune regole di comportamento alle quali le parti chiamate in causa dovrebbero attenersi. Consentirebbe, di conseguenza, la tutela naturalistica caratteristica del tratto di fiume interessato. A questo progetto potrebbe essere associato anche il tratto di Canale dei Mulini del comune di Castel Bolognese, potrebbe quindi interessare anche il Molino di Scodellino.

Qualora maturasse da parte dell’amministrazione comunale locale, la volontà di procedere in questo senso, il percorso, salvo i necessari e puntuali approfondimenti, in linea di massima potrebbe essere il seguente:

 –         i comuni interessati, Castel Bolognese e Faenza, dovrebbero manifestare un preciso atto di volontà, costituito dall’adozione – qualora sia necessario – di una variante del PSC (piano strutturale);

 –         successivamente i comuni dovrebbero chiedere alla Provincia l’istituzione dell’Area di riequilibrio ecologico;

 –         la Provincia dovrebbe adottare in tal senso una delibera che dovrebbe essere inviata alla Regione per l’approvazione definitiva.

Tempi per il riconoscimento dell’Area di riequilibrio? Due anni, se il primo atto, quello della manifestazione dell’atto di volontà da parte delle amministrazioni, avviene nel corso di questa legislatura che, come sapete scade nei primi mesi dell’anno prossimo.

Naturalmente tutto l’argomento necessiterà di ben ulteriori approfondimenti. Si può dire però che l’idea è stato lanciata. Ora dovrebbe ampliarsi, precisarsi e radicarsi definitivamente. Per poi essere assunta da parte di chi di dovere.

Credo che il dibattito possa essere sereno nel senso che non si propone nulla che vada ad incidere su sostanziali interessi di parte.

Si tratta solo di fare alcune cose che possano consentire ai cittadini di allungare la loro passeggiata al fiume, rendendola pienamente agibile, da un lato, fino alla diga di Tebano e dall’altro fino al Ponte del Castello. In secondo luogo di stabilire alcune regole di sviluppo, conservazione e manutenzione del corridoio ecologico ambientale rappresentato dal fiume. Per evitare che venga “massacrato” da una manutenzione fuori luogo e sbagliata come è avvenuto in questi mesi.

E siccome sognare non costa nulla, possiamo pensare di avere un domani una “passerella” fatta con buon senso, casomai di quelle che seguono il livello dell’acqua del fiume, per potere così essere comodamente collegati con le bellissime colline di Faenza.

Per ultimo, per quanto riguarda il discusso tema della proprietà delle golene, si può conoscere lo stato di fatto, contattando la Regione che ha fatto in tal senso una ricerca. Qualora le golene fossero private si tratterebbe di mediare i diversi interessi in campo per giungere ad una equa e possibile soluzione per tutti.