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Pino secco alla Serra, nuova malattia?

Uno degli elementi caratteristici del paesaggio della Serra a Castel Bolognese è la presenza di tanti pini domestici. Fra questi, tre segnano tutt’ora l’incrocio delle 5 vie che s’incontra salendo dalla via Emilia, verso la chiesa. Vennero messi a dimora dagli alunni delle scuole elementari della Serra oltre 60 anni fa e rappresentò un gesto di alto valore simbolico.

I giorni scorsi, percorrendo in bici la via, ho notato che quello piantato dai ragazzi sull’incrocio, si è seccato. Gli altri due, a poca distanza, sono belli e rigogliosi. Sapendo che molto raramente il pino si secca, mi sono chiesto come possa essere avvenuto.

Forse la colpa di una potatura un poco avventata, tutti sanno che il pino non dovrebbe essere potato, oppure non sarà stato qualche patogeno batterico tipo la xylella? Penso che la causa di quel fatto strano, tanto inusuale, debba essere ricercata. Perdere un pino storico significa innanzi tutto un impoverimento del territorio dal momento in cui gli si toglie qualcosa tramite il quale esso “parlava”. In questo caso significava poi cancellare la memoria di un gesto di valore dei ragazzini di un tempo.

Ma più in generale, ai tempi di oggi, quando si secca un albero significa diminuire le difese del pianeta. Gli scienziati stanno dicendo a gran voce che gli alberi sono fondamentali per la vita delle persone e tanto più oggi di fronte al surriscaldamento dell’atmosfera che tanto ci colpisce e preoccupa e parlano del bisogno di piantare qualche miliardo di alberi, se vogliamo salvarci.

Allora quel pino, una volta compreso di cosa è morto, deve continuare a vivere per mezzo di un fratello o più fratelli che dovrebbero essere allocati nello stesso luogo. Solo così potremo avere la coscienza in pace con quei ragazzi della scuola della Serra che lo misero a dimora e con i nostri figli e nipoti che si aspettano da noi adulti di consegnare loro un futuro vivibile. E per questo gli alberi sono decisivi.

 

 

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