Parte l’Arena delle balle di paglia

Sulle balle si parla del futuro
Sulle balle si parla del futuro

Stasera, quando avrete parcheggiato l’auto al campo sportivo di Cotignola,  proseguite a piedi per trecento metri e incontrerete il Canale Emiliano; lì partirà l’Arena di quest’anno con questo programma:

Ore 20,30 – via Cenacchio
Smemoranta e Fitz, una favola d’acqua
Elena Bucci ci guiderà dalla barca con una sua narrazione fino al porto immaginario dell’Arena delle balle di paglia. La favola si ascolterà camminando a piedi lungo l’argine del Canale.
Ore 21,15 – Casa Belvedere
Museo Fiume Massimiliano Fabbri
Una casa non finita con dentro dipinti, disegni e progetti. Una mostra. Una grotta ancora, un museo da niente.
Il Museo Fiume resterà aperto nei giorni dell’Arena.
Ore 22 – Palco Arena
Loud landing
David Loom e Matteo Scaioli creano insieme un evento site-specific intitolato “Loud landing” (Loud: forte, vistoso, sonoro; landing: atterraggio, approdo, attracco).
Un’esperienza-concerto dove musica elettronica analogica, percussioni e immaginari luminosi dialogano planando per una sera soltanto sul sensibile universo dell’Arena.

Ieri sera nel prologo dell’Arena si è parlato di creatività e di economia sotto l’occhio vigile del prof Roberto Grandi. Io ammiro gli insegnanti, mi preoccupano però un poco le loro certezze. Si è soffermato sul rapporto fra cultura, creatività ed economia, offrendo spunti interessanti sviluppati dagli amministratori presenti. La mia impressione è che in gnerale questa discussione in genere non tenga conto di un aspetto per me determinante: il valore della manualità. Perchè non c’è creatività, se manca o non si associa alla manualità. La nostra economia, parlo di quella emiliana avanzata, per restare ai livelli in cui si trova e per avanzare deve porsi l’obbiettivo di relazionare in modo sempre più stretto il cervello con le mani. Non dimenticando che questa è stata la molla del nostro sviluppo nei decenni scorsi.

Per essere competitivi ed avanzati bisogna inventare e dare forma (fatturare) alle idee. Quindi valorizzare le mani, guidate dal cervello che viene nutrito dalla cultura. La cultura diventa quindi il nutrimento dell’innovazione, la linfa vitale da incentivare e sulla quale investire. E smettiamo di pensare che la cultura possa sopravvivere di luce propria: la cultura va finanziata. Sulla cultura bisogna investire. Le Fondazioni, i Comuni e in genere gli Enti che fanno questo dimostrano di essere un passo più avanti degli altri.