Tutte le facce del conformismo

Eval 004Quanto più le situazioni si fanno complesse, tanto più proliferano i conformisti. Pare quasi una legge universale. Hanno la risposta pronta, conoscono le soluzioni facili, dietro cui, per lo più, si nascondono doppiezza e finalità non dichiarate. E fanno proseliti, poi che riflettere costa fatica. Ovviamente alludo alla situazione politica e alle sue possibili evoluzioni.

Fuor di metafora è utile ricostruire il quadro: l’esito elettorale è noto, come pure la composizione del nuovo Parlamento. Napolitano non poteva esimersi dall’incaricare Bersani di un primo incarico “esplorativo”; poteva invece – ed ha scelto di non farlo – mandarlo comunque alle Camere, visto che in ogni caso in uno dei rami del Parlamento la maggioranza “certificata” sussisteva. Berlusconi ha colto l’occasione per rafforzare la sua proposta di larghe intese motivandola come scelta di responsabilità, in realtà al solo scopo di rimanere nel gioco da co-protagonista.

Ovviamente non è possibile ipotizzare oggi cosa sarebbe avvenuto se Bersani avesse avuto confermato l’incarico; restiamo dunque ai fatti.
Quanto è avvenuto successivamente (le due commissioni di “saggi”, lo spostamento di attenzione sulla scelta del nuovo capo dello Stato, il dilazionamento dei tempi) è semplicemente la conseguenza inevitabile della decisione di non inviare Bersani alle Camere. Infatti ogni altra ipotesi, nella situazione data, non potrebbe essere adottata da un Presidente della Repubblica agli ultimi giorni di mandato, in ragione del carattere di straordinarietà che inevitabilmente la caratterizzerebbe.

Lo scioglimento immediato delle Camere, come universalmente noto, gli sarebbe inibito anche istituzionalmente. L’eventualità di conferire mandato per un “Governo del Presidente” o “di scopo” – ammesso che queste locuzioni abbiano un significato comprensibile – non si addice a chi è capo dello stato ancora per poche ore. Ritornare sui suoi passi e confermare il mandato a Bersani? Ipotesi, con tutta evidenza, ancor più inverosimile; e per di più lo stesso Napolitano ha trovato altre occasioni per ribadire comunque il proprio dissenso politico a questa prospettiva.
Qui siamo; e per queste semplici ragioni.

Perché dunque parlo di doppiezza, di non detto, di conformismo nel dibattito politico corrente? Perché non mi riesce di capire – o forse sì – cosa intendano proporre coloro che, in questi giorni e in queste ore, si stracciano le vesti per il tempo che si sta inutilmente sprecando a fronte delle emergenze economiche e sociali. Ovviamente mi riferisco a quelli, fra costoro, che sono investiti di rilevanti responsabilità in ambito politico, non certo al licenziato senza tutele o all’imprenditore che non ce la fa più.

Vorrei dire a costoro, da Renzi – ma non è il solo nel centrosinistra – all’ineffabile Olivero ai sussiegosi commentatori alla Chicco Mentana: quanto sia autentica la vostra sensibilità per la “questione sociale” lo si è visto nella campagna elettorale (ed anche in quella per le primarie) nel corso della quale solo Bersani ha dedicato qualche attenzione a tali questioni, peraltro attirandosi, per ciò stesso, critiche di burocratico passatista. “Fate qualcosa subito, oppure si torni a votare” tuona Renzi, in tono solennemente responsabile. Ben sapendo (spero) che per decidere lo scioglimento delle Camere comunque è necessario sia insediato il nuovo Presidente della Repubblica. Che intende proporre, dunque? E’ ovvio, un accordo politico con Berlusconi. Da altre sponde si dice, con maggiore trasparenza: “deve prevalere la necessità di dare un governo al paese; comunque. Bersani rimuova dunque il suo puntiglio e sia responsabile”. Il significato è lo stesso.

Ebbene, ci sono almeno tre buone ragioni per cui Bersani non può e non deve derogare dalla posizione che ha fin qui espresso, peraltro con il mandato pieno del suo partito e della coalizione.
La prima: un accordo politico con la destra sancirebbe la rinuncia ad ogni ipotesi di cambiamento nelle strategie di politica economica e sociale, proprio nella fase storica in cui ciò si impone con la massima urgenza in Italia e in Europa.
In secondo luogo, anche sul piano delle relazioni internazionali nessuno dei nostri interlocutori potrebbe credere che l’Italia sia davvero avviata verso una rinnovata credibilità e autorevolezza.
Inoltre l’opinione pubblica italiana sarebbe indotta a credere, ancor più, che i potentati politici, sentendosi messi in discussione, si arroccano ulteriormente in un fortino assediato, accomunati solo da spirito di autotutela.

E a proposito della supposta testardaggine di Bersani nel mantenere ferma la sua candidatura, è necessario svelare l’equivoco persistente in molti maliziosi commenti. Se il PD in quanto partito maggiormente rappresentativo nel Parlamento decidesse oggi, fosse pure su proposta del suo segretario, di candidare un’altra personalità alla carica di presidente del consiglio, è facile prevedere che ciò sarebbe immediatamente inteso come mutamento di strategia, cioè come disponibilità manifesta all’accordo politico con Berlusconi, con tutte le conseguenze di cui abbiamo detto.
Qui dunque sta il punto. Il PD non può accedere a patti insani; è questa la responsabilità che gli compete di fronte alla società italiana e al suo futuro.

Giuseppe Casadio Roma 12 aprile 2013