Si vorrebbe fare sparire l’Asp Solidarietà Insieme

L’antefatto è costituito dalla notizia dell’accordo che i sei sindaci dell’Unione dei comuni faentini, hanno firmato con i sindacati, veri e propri sparring-partner e apripista di questa negativa vicenda. L’accordo siglato recita: “I Sindaci dei comuni dell’unione confermano l’impegno a ricercare e costruire le condizioni per l’unificazioni delle due Asp esistenti nel Distretto faentino”.

Un successivo articolo “ispirato” apparso sul Corriere di Romagna a Natale, rafforza la notizia. I sei sindaci hanno deciso che “Entro il 1° luglio 2014 il comprensorio è pronto a realizzare un’unica azienda multiservizi e multisettore nel distretto della Romagna faentina”.

Nel corpo della nota sono riportati stralci del documento dei sindaci. Il linguaggio in alcuni passaggi appare criptico, quasi a significare il permanere di molti problemi.

La notizia è corredata da un raccontino che suona più o meno in questo modo: si è decisa l’unione delle Asp in tempo utile a non fare cadere la scelta nell’imminenza della campagna elettorale per il rinnovo dei Consigli comunali, che, come si sà, avverrà nella primavera del 2014.

In effetti da tempo si lavora a questo obbiettivo, con una regia che suppongo sia stata e resti tutt’ora precisa e determinata. Si ricorderà che tutti gli amministratori protagonisti della costituzione dell’Asp Solidarietà Insieme, furono a suo tempo esclusi con varie motivazioni dalla competizione elettorale per il rinnovo degli attuali Consigli Comunali.

Successivamente sono accaduti altri eventi significativi. Non si è provveduto alla sostituzione del dirigente dell’Asp Solidarietà Insieme, dopo la sua andata in pensione, ricorrendo ad una proroga del suo incarico. Non si è rinnovato il Consiglio di Amministrazione della stessa Asp alla sua normale scadenza statutaria. Indizi questi del tentativo di uno smantellamento in essere. E tutto ciò nonostante che il programma elettorale della Lista che ha vinto le elezioni amministrative a Castel Bolognese abbia promesso a suo tempo l’impegno a non toccare l’Asp. Impegno poi recepito nel programma di legislatura.

Se questa ipotesi dei sindaci, andrà a compimento, il complesso di conoscenze delle storiche Opere Pie di Castel Bolognese, il loro ragguardevole patrimonio immobiliare, frutto delle donazioni dei cittadini e del buon governo dell’Ente, il notevole patrimonio finanziario dispinibile, saranno sciolti nel mare indistinto di un’altra struttura che potrebbe godere di non altrettanta buona salute. E tutto ciò con il pericolo che la comunità castellana non possa adeguatamente controllare la sorte delle risorse che, con l’unione delle due Asp, conferirebbe.

Nel frattempo una cosa è certa. Le rette per gli ospiti delle strutture di Castel Bolognese, sia in convenzione che a libero mercato, in ossequio al principio dell’uniformità da ricercare, sono già aumentate e aumenteranno ancora per diversi anni in misura maggiore a quelle di Faenza. Questo indipendentemente dalla qualità del servizio reso.

Concludo con due annotazioni. 1) Sono curioso di vedere come reagirà a questa ipotesi il mondo cattolico locale, così attivo e partecipe con merito anche nel sociale. E come reagiranno quei consiglieri comunali che di quel mondo sono riferimenti certi, se non espressione quasi diretta. 2) A questo momento circa la sorte della nostra Asp, siamo ancora nel novero delle intenzioni. Atti ufficiali, costituiti da delibere del Consiglio Comunale, i soli che per le leggi contano, non sono ancora stati deliberati. Sono quindi ancora in atto tutte le condizioni per riflettere e per discutere questa volontà manifestata (1 puntata).