“E calzuler” con la fila davanti alla bottega

A Castel Bolognese un cittadino straniero ha messo su una bottega da calzolaio. Uno di quei mestieri che nessun giovane o disoccupato italiano vuole più fare. Persona affabile, prezzi onesti, lavoro gratis sulle scarpe dei bambini.

Ma la cosa che più fa riflettere è il fatto che spesso ha la fila dei clienti davanti alla bottega. Chi porta le scarpe, chi la cintura, poi le borsette, gli zaini. Un boom inaspettato. Capita di vedere persone portare borsoni di scarpe e borsette.

Anche a me è capitato di chiedere il suo servizio e, nell’attesa del mio turno, mi sono divertito ad osservare le persone che avevo davanti. In tutte ho colto il sorriso sulle labbra, quando non la gioia espressa in viso.

Mi sono chiesto come mai la gente è felice di portare scarpe e borsette rotte dal calzolaio. In una società che ci spinge al Pil, che ci invita a consumare anche facendo debiti. Pensando così di fare girare l’economia e che la felicità risieda in quel modello di vita.

Le ragioni possono essere solo due … o tre.

  1. La crisi morde, la gente è più povera, deve rinunciare ad acquistare tante cose.
  2. La gente è stanca di uno stile di vita eccessivamente basato sui consumi e comincia a reagire, pensando che la felicità possa essere ricercata anche in altri valori.

Come spesso accade, la verità può anche stare nel mezzo, ossia un poco dell’uno e dell’altro aspetto.

Io penso che la fila davanti al calzolaio, in fondo sia un fatto positivo.

Come il forte calo di vendita delle auto che opprimono ogni giorno sempre di più le nostre città.

Come la netta diminuzione nella costruzione di nuove case che consumano eccessivamente il territorio e devastano il paesaggio, la maggiore materia prima, il primo bene comune di cui dispone l’Italia.

E voi cosa pensate?

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