Sala piena per parlare di biomasse a Castel Bolognese

Giovedì sera della scorsa settimana, la sala del Centro sociale era colma di cittadini intervenuti per ascoltare e discutere sul tema delle centrali energetiche a biomasse. Di fatto, gli organizzatori della serata, il Comitato per l’ambiente e il paesaggio, hanno reso un servizio pubblico. Nel senso che hanno consentito ai partecipanti di essere informati, da fonti qualificate, circa i grandi problemi che dovranno essere affrontati nel campo energetico.

Abbiamo così saputo del piano energetico europeo da realizzare entro il 2020, con l’obbiettivo per tutti gli stati di portare entro tale data al 20 per cento la quota di energia derivata da fonti rinnovabili (ora siamo al 2 per cento). Abbiamo saputo che lo stesso piano prevede l’obbligo della riduzione del 20 per cento del consumo di energia, sempre entro il 2020. E’ stato spiegato come gli obbiettivi del piano debbano essere miniaturizzati nel locale e che quindi alla base della sua corretta traduzione in pratica ci debba essere lo studio dei consumi in ogni comune e il piano energetico comunale, il cosidetto piano del Sindaco.

In questo quadro, abbiamo capito che le centali a biomasse sono una delle leve da mettere in campo per produrre energia rinnovabile. Abbiamo però anche capito che il prodotto energetico ricavato deve essere superiore a quello impiegato per la sua produzione. Da questo si è ricavato la netta sensazione che ogni ipotesi di realizzazione di una centrale a biomasse debba essere il prodotto di uno studio e di una pianificazione del territorio. E non una mera scelta di profitto di chi investe, usufruendo peraltro di notevoli incentivi statali.

A giudizio del professor Setti, la strada più opportuna da seguire è quella di produrre biometano, da immettere nella rete già presente. Quindi, biodigestori di piccola dimensione, localizzati nelle aree industriali dove pare essere più facile organizzare il collettamento delle biomasse (prodotti) di scarto. E’ parso evidente ai più come sia sbagliato pensare di produrre energia, utilizzando produzioni agricole, mais o sorgo, prodotte da una pesante trasformazione della nostra agricoltura.

Il signor Sambinello di Legambiente ha poi fatto presente la realtà del comune in cui abita, Medicina, e i problemi che si sono dovuti affrontare a seguito della rapida costruzione di sei impianti di produzione energetica. In particolare ha messo in guardia dal pericolo che questi, partiti con l’idea di “digerire” una determinata sostanza – mais, sorgo, ecc. – possano poi diventare il ricettacolo di ogni sostanza che si trova in giro con possibili conseguenze nefaste di ammorbamento dell’aria. Sambinello ha insistito molto sul’obbiettivo del controllo democratico da parte delle popolazione, in ogni caso di realizzazione di una struttura di questo tipo.

Per tornare all’ipotesi, avvalorata dalla stampa locale e non ancora smentita, di costruzione di una centrale energetica a biomasse a Castel Bolognese, localizzata, secondo alcuni dei presenti all’iniziativa, dietro l’azienda Cedir, verso la Serra, posso dire che se si vuole dare ascolto alle argomentazioni dei relatori, ha poche probabilità di vedere la luce. Per le ragioni che:

– produrrebbe energia elettrica, quando sarebbe maggiormente utile produrre biometano;

– utilizzerebbe mais che sarebbe prodotto localmente da un’agricoltura vocata ad altre produzioni e causando con ogni probabilità effetti pesantissimi sull’occupazione;

– aumenterebbe pesantemente il traffico di mezzi pesanti, aggravando ulteriormente la cencentrazione di PM10 nell’aria, quando gli sforamenti dei parametri di legge sono giunti al livello massimo in Regione; Castel Bolognese, con 77 sforamenti annui, pare sia secondo solo a Casalgrande, stante i dati riportati in un documento della Regione Emilia Romagna, prodotto nel corso dell’incontro dal signor Sambinello. Si tratta della delibera della giunta regionale 26 marzo n. 362, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale regionale, numero 62, del 12 aprile 2012.

Siccome questo recentissimo documento della nostra Regione potrebbe tagliare la testa al toro, rispetto l’ipotesi della costruzione di siffatta centrale a biomasse a Castel Bolognese, pubblico il link utile a consultare ed eventualmente a scaricare il documento, su cui sarà certamente utile a tanti tornare.  http://enerweb.casaccia.enea.it/enearegioni/userfiles/Emilia%20Romagna/DGR_EM_23_Marzo_2012.pdf