L’intervista, Andrea Soglia

Intervista ad Andrea Soglia: anni 39, bibliotecario. Ricercatore e studioso di storia locale. Vive a Castel Bolognese. Lavora a Bologna.

1 – Andrea, sabato presenti in biblioteca il libro sulla famiglia Tassinari, una famiglia di scienziati di Castel Bolognese. Che ruolo ebbero nella città?

Hanno avuto una storia conosciuta di 150 anni, dal 1775 al 1925. Furono studiosi, ricercatori, scienziati. Si occuparono della pubblica amministrazione: uno di loro fu sindaco. Impiantarono le due storiche farmacie della città.

2 – La famiglia si tinse di una vena di giallo, un episodio antico, eppure moderno.

Sebastiano Tassinari, già sindaco di Castello, venne assassinato assieme alla sua domestica nel 1888. Del duplice omicidio fu accusato il segretario comunale dell’epoca. Il principale accusatore fu il sindaco, Giovanni Emiliani. Il processo, indiziario, si celebrò a Mantova e la pubblica opinione, non solo castellana, si spaccò. I giornali del mantovano seguirono con grande partecipazione il dibattimento, dove venne esposto (plastico ante litteram) anche il disegno del luogo del delitto. Alla fine l’imputato, nel clamore della folla, venne assolto.

3 – Si può dire che i Tassinari abbiano avuto un ruolo nell’Unità d’Italia?

Certo, uno di loro fece parte dell’equipe che, a Pisa, guarì Garibaldi. Paolo Tassinari analizzò il pus della ferita che il generale aveva riportato in Aspromonte. Trovò tracce di piombo, quindi la prova che la pallottola era ancora dentro.

4 – Qualche domanda su temi locali. Alcuni dicono che Castello non abbia un’anima, qualcosa di riconoscibile che lo caratterizzi. E’ sempre stato così?

Fino alla prima metà 900’ si ha notizia di una popolazione con grande slanci ideali e fortemente solidale. L’anima della cittadina, rinchiusa fra le mura, era costituita dalla Piazza e da tutto ciò che stava attorno ad essa: palazzo Mengoni, il Teatro, la Torre, la Campana che scandiva le ore e gli avvenimenti e poi la Banda comunale.

5 – Castello patria di anarchici e di garibaldini, ma quasi assente nella lotta di liberazione. A cosa fu dovuto questo?

L’identità che si poteva cogliere prima del novecento, pare essere stata anestetizzata dal fascismo. Un periodo storico quello, su cui occorrerebbe indagare più a fondo. Tempo permettendo, mi riprometto di farlo. Circa la scarsa presenza nella lotta di liberazione, anch’io mi interrogo. Forse qui il fascismo non ha mostrato il suo volto più feroce, nonostante le tante angherie compiute?

6 – Facciamo un altro salto. Ti occupi di storia locale, allora ti chiedo quali sono i monumenti storici più importanti di Castel Bolognese?

Il mulino Scodellino e la chiesa di San Sebastiano. Poi Santa Maria ed ovviamente San Francesco e San Petronio. Il Torrione delle vecchie mura. Una chicca sarebbe potuto essere il Palazzo Ginnasi, ma purtroppo si decise di non valorizzarlo come manufatto storico e di lasciarlo ai privati. Un vero peccato.

7 – Questi monumenti, sono adeguatamente valorizzati?

Solo in parte.  San Sebastiano è pressochè chiusa, Santa Maria è chiusa. Sullo Scodellino, che era tenuto in vita da una famiglia, si è perso troppo tempo.

8 – A tuo parere, queste opere potrebbero costituire la base per lo sviluppo di un interesse turistico?

Penso che conservare e valorizzare queste opere dovrebbe essere innanzitutto un’azione rivolta a noi stessi. Quella è la nostra storia, sono le nostre cose. Dovremmo esserne più innamorati e orgogliosi di tenerle in vita e di farle “leggere” ai nostri figli.

9 – Il Museo Civico, e quello all’aperto dedicato alle opere di Biancini, rappresentano un grande valore. Sono conosciuti per quanto valgono?

Il nostro Museo è segnalato nel circuito dei musei, quindi si sa che esiste. Quanto alla sua valorizzazione si può dire che la celebrazione dell’anno bianciniano e la mostra delle opere di Biancini lo hanno fatto conoscere ed apprezzare ad un buon numero di visitatori. Tuttavia penso che si potrebbe tentare di fare di più.

10 – Cosa si potrebbe fare?

Si potrebbe sperare di tenerlo maggiormente aperto, allargando il giro del volontariato.
Viene da pensare anche che in comuni vicini la Pro Loco è molto attenta alla valorizzazione del patrimonio storico/culturale del proprio comune…

11 – Andrea, tu gestisci un blog ….., di cosa tratti?

E’ un contenitore di storia castellana (ndr: www.castelbolognese.org). Comprende una copiosa raccolta di articoli editi, ma dimenticati, e di tanti contributi inediti. Sono dodici anni che lo curo e che periodicamente lo aggiorno. Dai riscontri che ho periodicamente, posso dire che costituisce una buona fonte di studio e di ricerca.

12 – Sei fra i pochi cittadini che dimostrano si seguire, e che spesso intervengono, l’informazione locale che passa attraverso internet. A cosa si deve una così scarsa partecipazione?

E’ vero, molti leggono, pochi intervengono per dire la loro opinione. E chi lo fa, spesso, da alcuni, viene etichettato come rompiscatole. Il chè provoca una desistenza. Oppure, i cittadini pensano che in ogni modo non saranno ascoltati, facendo così prevalere un atteggiamento di sfiducia.

13 – Dimmi le tre cose più importanti da fare a Castello oggi.

Innanzitutto una bella Piazza, per dare una nuova fisionomia al paese. Poi affrontare il tema della sicurezza… certi problemi, specie di sera, sono ben visibili a tutti. In terzo luogo la “rotonda”, infrastruttura che serve e che pareva essere l’obbiettivo a maggiore portata di mano… .

Grazie Andrea