L’indifferenza

Di fronte alle gravissime difficoltà del Paese, ciò che colpisce è il permanere di una sostanziale, generalizzata indifferenza da parte della massa dei cittadini. Quindi della pressoché totale mancanza di partecipazione individuale e collettiva. Non nego segnali di diverso tipo come l’ultima tornata elettorale e la partecipazione ai referendum. Ma non basta. Quello che manca è la continua e metodica capacità di indignarsi e la perseveranza di un’azione volta a pretendere ascolto e a chiedere soluzioni.

Un altro aspetto assai preoccupante è dato dall’esigua disponibilità da parte dei cittadini nel loro insieme, a fare individualmente qualcosa per il bene di tutti. Quindi non solo a pagare le tasse, ma ad offrire una concreta collaborazione, tramite la correzione di determinati comportamenti e stili di vita, ed esprimendo la disponibilità a piccole azioni capaci, se generalizzate, di assumere un valore dirompente.

Di tutto questo ci sarebbe minore bisogno, se non ci trovassimo di fronte ad una vera crisi della classe politica e dirigente dell’Italia a tutti i livelli, dal nazionale al locale. La risposta allora non può essere nella dichiarazione del rifiuto della politica – anche questo sarebbe politica -, bensì nel cercare di essere protagonisti individuali e collettivi della politica stessa. Sapendo che indignarsi, proporre, chiedere ascolto, partecipare sono tratti di una buona politica.