Non sarà il nostro Obama, ma piace

pd-torinoIeri sera ho ascoltato il senatore Marino, il terzo aspirante candidato alla segreteria del Pd. Si sta impegnando per trovare le firme per potere partecipare alle primarie (il 5% del numero degli iscritti al 21 luglio prossimo). La sua candidatura è una novità. E’ una persona fuori dagli schemi che conosciamo. La sua formazione non deriva dall’esperienza maturata nell’apparato di partito, è uno scienziato, un docente e un chirurgo ancora al lavoro. Una persona che si è messa in competizione per la segreteria del PD contro il parere di molti, da D’Alema – il suo scopritore – a Veltroni, pensando di poter dare un contributo. Si affianca a Bersani e Franceschini con la speranza, se non di vincere, di condizionare la ricerca e i contenuti del nuovo profilo che sta cercando il partito.

Vuole un partito che abbia una linea chiara sui temi principali, un partito capace di decidere, che sappia dire dei si e dei no. Si è espresso contro le correnti che di fatto paralizzano la vita del partito e lo rendendolo evanescente. Pensa che il partito, composto da iscritti, strutturato in circoli debba fondarsi su precisi contenuti, debba discutere democraticamente e decidere anche a maggioranza, ma che a quel punto tutti debbano sostenere lealmente la posizione. Si potrà decidere su quali temi lasciare libertà di coscienza. Chiede un partito che abbia come guida la costituzione e la laicità, che punti alla modernizzazione del paese, facendo leva sul merito e sulla valorizzazione delle competenze. Un partito che abbia una precisa fisionomia e identità di sinistra che metta al centro della sua azione il lavoro, la solidarietà, i diritti, il rispetto degli altri. Sostiene un sistema politico bipolare, quindi auspica un partito che ricerchi le possibili alleanze.

Marino non è un trascinatore, una persona che fa sognare, ma è una persona interessante, una novità che può far bene al partito. Ieri sera mi aspettavo una platea di 50 persone, invece eravamo, credo oltre 500. Questo vorrà pur dire qualcosa, se non altro che c’è attesa, speranza, il desiderio di vedere se ci sono i presupposti di un nuovo rilancio del partito. La voglia di esserci ancora. Io ho firmato per la sua candidatura. Questo non vuol dire che alle primarie voterò per lui, ma riconoscere che la sua presenza nel dibattito del partito possa essere utile.