Castel BolognesePolitica

Amarezza

Ha ancora senso l'impegno sociale e civile?

Il caldo di questi mesi è la premessa dei disastri del prossimo autunno e di un futuro di cui non c’è certezza alcuna. A cosa pensano i governanti del mondo e dell’Italia? Potremmo essere vicini ad una catastrofe ecologica planetaria ma le risorse intellettuali ed economiche vengono indirizzate verso il riarmo e le guerre. Verso la distruzione e la morte.

Ognuno di noi vive questo processo nel suo intimo e nella realtà che lo circonda con i suoi problemi piccoli e grandi. C’è chi nega l’evidenza, chi guarda al particulare, chi bada al potere e c’è chi soffre.  

Amarezza, con un a punta di disgusto, è il sentimento che provo al momento quando penso e parlo dei fiumi e dell’acqua. Sentimento rivolto alla politica, compreso quella della mia parte. Quella nella quale milito da quando, a 13 anni, mi iscrissi nei Pionieri, i giovanissimi del PCI, alla quale ho dedicato il mio impegno, e per la quale mi sono sacrificato, trascinando chi mi è stato vicino, per tutta la vita trascorsa.

Mai e poi mai avrei pensato di arrivare al punto di pensare di mettere sul tavolo la militanza. Purtroppo ci sono vicino. L’amarezza deriva da come la mia parte politica, quella con la quale mi sono sempre identificato, tratta la vicenda dei fiumi e dell’acqua. La preoccupazione e la critica di fondo dipende dal fatto che non si guarda alle ragioni della crisi e al futuro che ci aspetta. Paiono prevalere la logica del piccolo cabotaggio, dell’ascoltare chi grida più forte, della prossima scadenza elettorale.

La cupidigia di gran parte dei potenti del Mondo, pone in discussione la condizione in cui viviamo e la prospettiva del suo miglioramento. Non cercare di arginare questa prepotenza con una politica lungimirante, che colga e promuova il cambiamento profondo, quello che guarda non alle prossime elezioni, ma al corso della storia, sta diventando per me inaccettabile.

Sta prevalendo in buona parte di questo mio mondo la brama del potere. Che non guarda in faccia a niente e nessuno. Che non cura le relazioni, che non ascolta e se ascolta tace, usando il silenzio come arma di distruzione politica e morale.

L’età che porto e il nulla che rappresento, potrebbero anche consigliarmi di fregarmene, ma non ce la faccio. Ciò che più mi indispone è l’indifferenza, nonostante la quale continuerò a battermi per il bene comune, per il benessere della comunità in cui vivo. Come la trascorsa militanza politica e sindacale mi hanno insegnato.

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