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In giro per la Val di Fassa con Margot

Le altre dolomiti

L’ultimo ricordo della valle è una dissenteria beccata ad un ristoro della Fassa Running di undici anni fa. Poi una Vigilessa che mi intimò di arretrare il pradellino del camper, perchè “segnale di campeggio”. Cosa assurda, che indicava la forte ostilità verso questo tipo di turismo. 

Quest’anno, complice Margot, siamo tornati. Ci siamo trovati bene. Abbiamo avuto la fortuna di avere ancora qualche soldo per pagare l’aria che abbiamo respirato, anche se inquinata da un traffico difficile da descrivere.

Trento, provincia autonoma dove non puoi sostare, anche in auto, se non a pagamento in qualunque luogo e qualunque ora del giorno. Dove, essendo obbligato ad andare, una giornata di sosta al campeggio, non nel loro bungalow, ma nel tuo mezzo, con la famiglia, costa 100 euro. Dove un poco di caffè e latte – non potendolo chiamare cappuccino – costa 2,50 e una pasta industriale vuota 1,80. Difficile capire la ragione di una tale politica dei prezzi e di una così spietata caccia al denaro. 

Comunque, alle condizioni che ti dettano, si sta bene. Per il clima e l’aria di montagna che si respira e per i servizi di ogni tipo che hai a disposizione, a partire dalla rete di funivie che ti porta veramente ovunque e dalla buona viabilità ciclabile. Quindi, venire da queste parti, ogni tanto fa piacere.

Descrivo per ricordare a me stesso alcune situazioni di vario tipo che ho incontrato.

Cavalese. Centro della Val di Fiemme, cittadina storica del XI secolo. Segnalo una grande area camper – oltre 100 posti – con stalli segnati e con i servizi essenziali per chi viaggia in camper: carico, scarico e luce. L’area è lungo la strada statale, vicino al fiume Avisio e al bosco. Costa 21 € a notte, compreso i biglietti per la funivia che in due minuti porta al borgo, situato in alto. L’arrivo della funivia è al cospetto di un grande parco, fitto di alberi secolari e riccamente attrezzato di giochi. Con al centro una chiesa del XII secolo, riccamente ornata. Entrati, abbiamo colto Margot intenta a recitare nel silenzio più assoluto una preghiera imparata dalle suorine di Bagnara. Vicino alla sosta, in un’area apposita, Margot, ha poi conosciuto Belen e Battista, due asinelli che ha cavalcato emozionata. 

Soraga. Chi viaggia in camper, a Soraga, può trovare, dopo una curva della Statale, un piccolo lembo di terreno protetto da gabbie di sassi dove 5-6 camper possono sostare gratuitamente. Vi dico anche che l’ostilità verso i camperisti mi è parsa un poco allentata. Una sensazione, nulla di più.     .  

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Vaia e bostrico. Purtroppo sono evidentissimi anche da queste parti i segni della tempesta Vaia del 2018 con i suoi 14 milioni di alberi abbattuti in un vastissimo territorio del nord-est alpino. Ovunque spazi disboscati. Qua e la evidenti macchie di abeti seccati, ancora da rimuovere, se si vuole bloccare l’epidemia in atto, denunciano un fenomeno della cui portata non se ne parla abbastanza. E’ il lavoro del bostrico, un coleottero infestante, proliferato dagli abeti abbattuti e morti in conseguenza di Vaia. Migliaia di ettari di bosco sono già andati persi. 

Spiaggia in montagna. Quello che per tante persone è progresso, per me è aberrazione. Ho conosciuto la montagna in età matura grazie a Rino, altri amici e a don Pio, un prete a cui mi sento legato. L’ho vissuta – la vivo – come sacrificio, impegno, ricerca di se stessi, distacco dalla vita caotica di ogni giorno, fonte di benessere fisico e psicologico, scoperta e piacere del silenzio. Ebbene, salire con fatica, ma con piacere, dal Passo Pordoi al rifugio Fredarola (2370 m.) e trovarsi al cospetto di un bar da spiaggia – un chiringuito – e di uno storico rifugio trasformato in una nave pirata, con musica sparata, mi ha reso triste.

Non siamo entrati; ci siamo seduti per il panino che ci eravamo portati, quando un elicottero è calato a poche decine di metri da noi. Sono scese una persona con fattezze arabe, con giovane donna bionda e un ragazzo al seguito. Considero la dissacrazione della montagna elevata a questo livello, un sopruso che le persone normali non dovrebbero accettare, ne le leggi e i regolamenti permettere. La montagna contiene in se valori inalienabili, da non calpestare.

La Marmolada. Per allontanarmi dal chiringuito mi sono incamminato lungo il Viel del Pan, con sulla destra il massiccio della Marmolada. Ricordo il suo enorme nevaio e il ghiacciaio sui quali decine di anni fa misi piede. Ebbene, quella grande distesa bianca non esiste quasi più. Un segno dei tempi, ma di tempi tragici.

Canazei. E’ il centro operative della valle. Attorno al piccolo, tradizionale, borgo storico è cresciuto il turismo popolare e di massa. Il traino, oltre alla neve, sono le funivie che portano ogni giorno migliaia di persone di tutti i tipi in alto, molto in alto, al cospetto della bellezza delle montagne. E i percorsi ciclabili, a tutte le latitudini, ben tenuti e con diverse tipologie che soddisfano un pubblico molto ampio. Un residente mi ha detto che il problema sarà quando verrà a meno la neve.

Anche qua ho trovato gli israeliani, riconoscibili dallo zuccotto (kippah) che portano in testa. Già li avevo “incontrati” in Sardegna oltre vent’anni quando a Capo Pecora vidi una manifestazione contro le esercitazioni in armi dei soldati israeliani in Sardegna. Poi seppi che i due terzi delle servitù militari straniere in Italia sono nel territorio sardo. 

 

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