Villabassa, cosa ci insegna

Villabassa è un piccolo borgo della Val Pusteria, lungo la Statale 49, assurto a nuova vita da quando, circa dieci anni fa, si è dotato della circonvallazione. Ricordo con certezza che a quei tempi nella lista nazionale delle varianti che l’Anas era impegnata a realizzare, diversi comuni della Val Pusteria – fra i quali Villabassa – erano collocati dopo il decimo posto, mentre la circonvallazione di Castel Bolognese era nei primissimi posti (finanziata). Da oltre dieci anni tutti i comuni della Val Pusteria hanno la circonvallazione e Castel Bolognese ancora aspetta.

Oggi Villabassa, grazie anche al fatto di avere deviato il tanto traffico di passaggio, è un paesino grazioso, ordinato, silenzioso, con cento attrattive che fanno la delizia dei turisti e che arricchiscono il conto in banca degli stanziali.

Villabassa è bagnata dal fiume Rienza, 90 km, come il Senio. Ogni volta che ci troviamo da quelle parti non manchiamo di farvi una visita, a piedi o in bici. Così è stato anche nei giorni scorsi. E ancora una volta siamo rimasti colpiti dall’intraprendenza di quelle amministrazioni comunali e dalla fiorente industria che hanno messo in piedi legando il territorio e l’ambiente con il turismo delle escursioni a piedi e il bicicletta. Non dimenticando la storia e la cultura.

Ho il piacere di mostrare qualche foto alle quali aggiungo brevi commenti.

I ponticelli che vedete in queste foto sono due dei tanti che attraversano la Rienza. Ci dicono che si possono fare, con un costo non eccessivo. Il primo è un ponte in legno e corda, tipo tibetano. Il secondo è leggermente più complesso in quanto incorpora un meccanismo di chiusa per portare l’acqua ad un piccolo molino. Sono soluzioni che potrebbero essere adottate anche nei nostri percorsi fluviali. Non è difficile. Notate poi il cartello sul secondo ponte: dice “Proprietà privata, passaggio a proprio rischio”. Quindi, nessun litigio, nessuna sbarra, nessuna causa il tribunale, ma libertà di passaggio, con un semplice avvertimento di tutela.

Questa è una scuola per l’Infanzia. Completamente inserita nel verde e con un grande parco per i bambini. La parte nuova ha le pareti esterne in vetro, per dare alle classi luce e visibilità. Notate differenze con le nostre scuole?

Quella che vedete è la chiesa di Sancta Magdalena in Moos. Isolata in mezzo alla campagna e, presumo, molto poco frequentata. La chiesa è stata costruita sopra un luogo di culto dove per almeno due millenni è stata venerata la Madre Terra. Leggete la storia nel cartello della seconda foto, ma sopratutto soffermatevi sul contenuto di grande e attuale valore. Una lezione per tutti.

 

Quando si dice l’inventiva. Quello che vedete è un “inalatoio all’aperto”. Dentro la capannina dicono di riprodurre la salinità della costa marittima e tutti i suoi benefici, facendo passare del sale fra le frasche del pino mugo e del prugnolo. Trenta minuti al giorno e il gioco è fatto. Questo padiglione si trova dentro quello che loro chiamano Kurpark (seconda foto) e dove è stato creato anche un bellissimo percorso sensoriale da fare a piedi scalzi. Notare all’ingresso il cartello di divieto per i cani, divieto comune a tutti i parchi.

Ancora un cartello. Ci parla delle siepi e della loro utilità in maniera non banale, educativa. Un altro esempio di come il turismo possa essere legato alla cultura.

Chiudo con un cartello che riguarda i rifiuti. Parla chiaro, direttamente al cuore del problema. Cose che dalle nostre parti non facciamo con metodo. I container a cui loro alludono possono essere riferiti ai nostri grandi cassoni per l’indifferenziato che abbiamo lungo le strade ancora oggi. Quel cartello è di circa dieci anni fa. Ogni commento è superfluo.