La spesa a casa

Credo sia giusto rilanciare una richiesta avanzata ieri sera da Sergio Venturi – commissario della Regione al Covid – ai supermercati, grandi o piccoli che siano. La richiesta è quella di chiedere alle strutture della distribuzione di vedere se possono fare uno sforzo maggiore per recapitare la spesa a domicilio. Non solo alle figure deboli, ma a tutte le famiglie.

Si tratta di una richiesta sacrosanta che andrebbe ascoltata. Difficile da fuori sapere come è organizzato un supermercato. Tutti abbiamo visto, ma la richiesta può peccare di una modesta presunzione. E’ però sicuramente lecita.

Tutto sommato il meccanismo sarebbe semplice. Le famiglie inviano con un Wsapp la fotografia dell’ordine di spesa, il negozio prepara le sporte che in due fasce orarie giornaliere, i rider (tassisti, volontariato, percettori di salario di cittadinanza o di cassa integrazione, o assumendo personale ad hoc, se necessario) le consegnano.

I vantaggi: avremmo meno persone in giro, quindi meno rischi di contatto con i portatori asintomatici del virus; meno tempo trascorso in coda ad aspettare; meno auto in movimento e meno inquinamento.

Gli svantaggi: ci verrebbe tolta la scusa per fare qualche giretto che, però, nella maggior parte dei casi, secondo le regole vigenti non dovremmo fare.

Che la cosa possa funzionare lo dicono esperienze già in atto a Castel Bolognese. Per dirne una: noi per la spesa ci rivolgiamo con la modalità sopra descritta alla nostra bottega di vicinato e il titolare, chiusa la bottega, a mezzogiorno o a sera ce la recapita (con addirittura il resto equivalente alla somma maggiore che immagina di trovare sulla sedia dove deposita la spesa). Non so se altre strutture locali fanno già questo servizio. Di certo si ha notizia di lunghe fila davanti ad alcuni negozi.

Allora perchè non provare a migliorare su questo punto?

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