Che stristezza, fate qualcosa

Libri 001Che tristezza. Stamattina sono andato a Faenza per cercare un libro, come al solito alla Libreria Incontro, in via Saffi. Sono rimasto di stucco, quando ho visto che sta chiudendo i battenti. Ho chiesto notizie all’edicolante di fianco il quale mi ha confermato il fatto, mostrando tutto il suo disappunto.
Con la chiusura della Libreria Incontro, se ne va un pezzo di storia della cultura di Faenza, ma dico di più. Pur non conoscendo le convinzioni politiche di Marco Ferrarini e della moglie Rosanna, i signori che nel 1976 la fondarono in via Naviglio, penso che con questa libreria se ne vada un pezzo della sinistra faentina. O di ciò che è rimasto della sinistra faentina.
Ne parlo perché, pur non abitando a Faenza, ho lavorato a Faenza e per Faenza, vent’anni. Resta quindi in me un legame indissolubile con questa bellissima città.
Ricordo che nel 1976 – allora ero un giovane sindacalista della Cgil – quando la Libreria aprì i battenti, fummo in qualche modo coinvolti e presto quello diventò un luogo frequentato da tanti militanti della sinistra. Forse perché allora si pensava che la cultura “fosse di sinistra”.

Poi la libreria cambiò gestione. Personalmente ho sempre continuato a frequentarla e l’ho sempre vista molto frequentata. Capisco la crisi, ma lo stupore resta grande.
E ciò che ancor più mi stupisce è che nessuno abbia fatto nulla per impedire questa morte (almeno, che si sappia). Lo dico per i dipendenti, ma lo dico anche per il valore etico e culturale che rappresenta una libreria, particolarmente se dietro ad essa si cela una storia. Soprattutto in questi tempi bui.
Mi rivolgo ai tanti amici faentini: “Per favore, fate qualcosa”. Io sarò con voi.