Verso sud sei, Alberobello

Dopo qualche giorno di sosta a Torre Canne – dove ritorneremo – ci spostiamo ad Alberobello per il Capodanno. Parcheggiamo sotto gli ulivi, nel centro storico della cittadina. Il parcheggio è governato da due persone severe, forse infastiditi dalle paturnie dei camperisti. Il fondo è in pendenza. Si chiama Camper service nel verde e costa 18 euro per 24 ore. Per il Cenone abbiamo scelto il camper, dobbiamo cucinare fuori, ma è vietato. Chiediamo e ci viene detto che non si può, ma se stiamo accorti possiamo farlo, a condizione che, se veniamo scoperti, non tiriamo in ballo loro. Un classico italiano, che rispettiamo.

Si sa che la cifra di Alberobello sono i trulli.

S tratta di tipiche costruzioni che si svilupparono nell’ottocento come ricoveri e poi come alloggio dei contadini del centro della Puglia. Non è per il gusto di remare contro – che non ho – ma la sanmarinizzazione che ne hanno fatto, in quella veste non me li fa piacere. Le due zone dove sono prevalentemente ubicati, concentrano in questi giorni di festa la maggioranza del folto pubblico presente che si divide in due: chi si mette in posa e chi fotografa. Quelli dediti alle autofoto sono i più comici. Con i lineamenti sfigurati nel tentativo di apparire simpatici, di sicuro, fanno ridere.

Alberobello

La zona più attraente dei trulli è quella a nord, dalle parti della chiesa, dove ancora abitano gli anziani del paese. Lungo le strette vie, illuminate con garbo, si affacciano piccoli trulli dalle cui finestrelle si possono scorgere amene scene di vita familiare, accanto al fuocherello.

Va detto che la zona dei trulli è molto ampia. Abbraccia diversi comuni dell’Itria, a testimonianza di quella che è stata la propria origine. I trulli di campagna, proprio perchè inseriti nel loro ambiente naturale, sono i più belli. Se ne sono accorti anche gli inglesi, al punto che se ne sono innamorati e hanno cominciato ad acquistarli. Molti di questi oltre ad abitarli, hanno acquistato anche piccole porzioni di terreno attorno ad essi che adesso coltivano con dovizia.

Camminando a piedi nella campagna, oltre che a venire a conoscenza di cose nuove e interessanti, come l’esistenza dei Carabinieri della diversità – una tabella indica la loro scuola equestre – capita di rimuginare i discorsi ascoltati dalle persone che si sono incontrate. In questa occasione mi viene alla mente la descrizione che ha fatto della Puglia l’amico pescatore di Mattinata. Lui vede una Regione che ha tutto per essere leader nella scala del progresso e del benessere. La vede come divisa in tre grandi aree: a nord il Gargano con le coste, il promontorio, la campagna, i tre ori, le orchidee selvatiche rare; al centro l’Itria con gli ulivi secolari, l’archeologia, le Masserie conosciute nel mondo, i prodotti alimentari di qualità; a sud il Salento con le sue magnifiche e celebrate spiagge.

Viene da pensare che non abbia affatto torto l’amico pescatore arrabbiato. Allora ancora una volta c’è da chiedersi come mai l’Italia non riesca a valorizzare fino in fondo le proprie materie prime: quelle a lei donate dalla natura; dalla posizione geografica di incontro fra le civiltà dei primordi; dal ruolo che ha avuto nella storia del mondo avanzato.

Ed ora le foto.