Verso sud nove, Torre Canne

Eleggiamo Torre Canne nostro buen retiro. Sostiamo nell’area camper Il Privilegio dove Peppino ci tratta veramente come ospiti, in amicizia e con spirito di servizio. L’area è ampia, molto bella, affacciata sul mare e con tutti i servizi.

Torre Canne è una frazione del comune di Fasano.

La provincia è quella di Brindisi. Torre Canne sorge sul mare con spiagge di scoglio e rena. Siamo nella zona degli scavi di Egnazia, delle famose masserie, dei ricchi matrimoni, degli ulivi plurisecolari. Vicino agli scavi si può ammirare sugli scogli un maestoso muro riferito ad un porto dell’epoca messapica, X – VIII secolo Avanti Cristo.

Gli abitanti del luogo sono poche centinaia ed è facile venire a contatto con loro. Al bar, al porto, lungo le stradine, nelle piccole botteghe. In questo momento della stagione, non oberati dal peso dei turisti, conversano molto volentieri. Apprendo così il disagio di alcuni giovani negozianti. Si lamentano delle regole che cambiano in continuazione, dicono che i loro nonni gli hanno lasciato una prospettiva che loro però temono di non potere portare avanti. Sono arrabbiati col potere politico che non li accompagna. Però hanno ancora voglia di combattere.

Porto di Egnazia – Mura messapiche

Il luogo è adatto per camminare a piedi e per andare in bici.

La campagna è caratterizzata dalla coltura dell’olivo. E’ bellissimo ammirare quelli plurisecolari. Appaiono come grandi vecchi, come enormi sculture. Sono targati perchè protetti da una legge regionale. In questi giorni si sta terminando la raccolta delle olive. Noto che i lavori più umili sono appannaggio dei ragazzi africani. La coltura dell’ulivo è condivisa con quella del fico fiorone che dicono essere molto ricercati dal mercato. Poi tanti appezzamenti di terreno dediti alla coltivazione delle verdure. Devo riconoscere, assai più gustose di quelle dei nostri mercati e anche dei nostri orti. Forse la differenza sta nel terreno.

Ulivo secolare.

La bassa scogliera lascia spazio a piccole insenature sabbiose. Una delle attività più attraenti di questo luogo è la pesca del polipo. Certo, alle sue stagioni. Lo pescano con la zampa di gallina, con la fiocina, indossando la muta per potersi spingere più avanti. Li si vede arrivare con ceste di polipi, poi cominciano a sbatterli per intenerirli, oppure,  i più industriosi si sono inventati una macchina che li scuote. Poi li vendono, oppure li offrono cucinati in diversi modi, anche in mezzo a due fette di pane. Devo dire che questa descrizione è riferita alla primavera e all’autunno, quando i polipi vengono a riva. In inverno pochissimi polipi.

Torre Canne vanta un arredo urbano di qualità, segno di una certa intraprendenza dei suoi amministratori.

Da annotare la semplicità delle persone, un clima non sovraesposto di attenzione al turismo, il fatto che siano legate alla loro storia e alle proprie tradizioni. Ci sono cose anche meno belle, ma questo vale per tutti. Alcune situazioni che ho potuto vivere, dimostrano le due facce della stessa medaglia e mi piace raccontarle.

A corto di moneta, ho chiesto ad una persona dove sia uno sportello bancario per fare bancomat. Mi ha risposto che dopo il sesto assalto, alcuni anni fa l’hanno tolto definitivamente.

E’ capitato che una mattina, aprendo il cancello dell’area camper per andare al bar, sia stato affrontato da due rottweiler in assetto di combattimento. Smarriti dai loro padroni, si erano piazzati nella notte davanti all’area dove avevano potuto cibarsi dei rifiuti del cassonetto. Un amico romano esperto di cani mi ha spiegato che col loro atteggiamento difendevano il loro territorio. Debbo dire che fanno una certa impressione. Rapida ritirata e allarme. Da quel momento parte una processione di auto di persone che vengono a vedere e tutte telefonano. Ma nulla accade. Intanto noi restiamo confinati dentro l’area.

Questo significa che non esiste un servizio efficace di intervento per il randagismo. I commenti e le ricette ascoltate sono state le più disparate, come quella attribuita ad un vigile urbano che consiglia di non dare loro da mangiare, così se ne vanno da soli. Al mattino i cani non c’erano più. Abbiamo chiesto e ricevuto diverse risposte, fra queste: sono arrivati ragazzi in auto con dei bastoni che li hanno allontanati in un incrocio meno pericoloso; questa notte qualcuno li ha portati via.

Rottweiler smarriti.

Tombarello a sorpresa.

Rientrando da una camminata, Valeria e Walter – gli amici in camper che condividono con noi il viaggio – mostrano una sporta con un bel pesce. E’ un tombarello di circa un chilo acquistato da una barca di pescatori. Il tombarello è un pesce azzurro, un pesce così detto povero, ma ottimo per cucinare un sugo con il quale abbiamo condito la pasta per due volte. Il giorno prima, sempre dalle barche dei pescatori avevamo acquistate ottime orate di mare – cucinate alla piastra – e pesci di scoglio con i quali abbiamo ammannito un ottimo brodetto. Ecco, uno dei grandi pregi di questo luogo – in genere situazioni di questo tipo sono frequenti lungo le coste del meridione – quello di potere acquistare dal pescatore pesce appena tolto dalle reti, ancora guizzante e ammannirlo entro poche ore. Il suo sapore è molto lontano da quello che a cui noi siamo abituati in Romagna.

Ma non solo pesce.

Peppino ci ha accompagnati in una masseria dove abbiamo potuto acquistare carne di animali – bovini, ovini e suini – da loro allevati e macellati. Hanno il banco vendita in casa. Per noi una sorpresa. Abbiamo potuto acquistare fiorentine – a 13 euro al chilo – e salsiccia alla punta di coltello, ovvero tagliata a piccoli pezzi col coltello e così insaccata. Poi olio della loro terra e molito da loro a 8 euro al litro.

Orate e pesce di scoglio.

Incontro un fruttivendolo, persona certamente non benestante, che si guadagna da vivere al prezzo di un duro lavoro, che, parlando di politica, mi dice che finalmente siamo alla resa dei conti; il 26 gennaio liberiamo l’Emilia poi facciamo le elezioni e ci prendiamo l’Italia. Devo dire che questa tendenza al salvinismo l’ho captata in diverse occasioni.

E’ capitato che un giorno l’area in cui sostavamo sia stata al centro dell’interesse di un branco di alcune migliaia di storni. Volteggiavano nell’aria, poi planavano per mangiare, quindi si rialzavano e ricalavano, perlustrando così un vasto territorio in cerca di cibo. A tratti, oscuravano il cielo, trasmettendo un certo senso di angoscia. Cercando di spaventarli è potuto accadere che siano passati sopra i camper facendoci sentire dall’interno il nutrito mitragliamento dei loro escrementi. Quasi una vendetta per non averli lasciati in pace. Ci hanno detto che gli storni svernano da tempo in quei luoghi e che sono come una piccola peste.

Storni

Nel periodo invernale la zona è spesso flagellata dal forte vento dal nord. Abbiamo avuto alcuni giorni in  cui ere perfino difficile andare a piedi. Tuttavia con un certo spirito di adattamento questi luoghi sono belli ad ogni stagione. Certamente più salubri rispetto alla Valpadana e alle grandi città.

Ecco alcune foto.