Auguri o buoni propositi?

Mi chiedo che senso abbia rivolgere auguri al prossimo. Nel tempo della grande mercificazione, del misurare tutto con il metro del denaro, nel tempo dell’avere e non dell’essere, gli auguri valgono?

La mia idea sarebbe quella di sostituire l’offerta di auguri, con la declamazione di un impegno concreto a fin di bene indirizzato a tutti coloro che ci stanno d’intorno. Con la speranza di ricevere in cambio eguale impegno.

Qualche esempio di dialogo che potrebbe sostituire quello banale che genericamente si esprime in questo modo: ciao, tanti auguri. Grazie, tanti auguri anche a te.

… ciao, per il 2018 mi impegno a fare almeno un servizio alla settimana per la Misericordia. Grazie, allora io mi impegno a scambiare ogni giorno qualche parola con quell’anziano solo e ad aiutarlo, se serve.

… buongiorno, per il 2018 mi impegno a raccogliere sempre la merda del mio cane quando lo porto a sgambare. Grazie, allora io mi impegno a non portare più a pisciare in piazza e sotto i portici, il mio dei cani.

… salve, per il 2018 mi impegno a piantare un albero, visto che gli alberi ci aiutano contro l’inquinamento. Grazie e io mi impegno ad eliminare quel brutto amianto sopra il tetto del mio garage, visto che ci può uccidere.

… guarda chi si vede, per il 2o18 mi impegno a dare una mano ad una delle tante associazioni che sostengono la vita sociale e civile della nostra città. Bene, allora io mi impegno a non stare tutto il tempo davanti alla finestra di casa e al bar a solo criticare quello che fanno gli altri. E così di seguito.

Pensate che mondo potrebbe venirne fuori.

Siccome non sono perfetto, auguro a tutti buone feste e un sereno nuovo anno. Però mi impegno, ancora per il 2018, a offrire parte del mio tempo di vita al volontariato sociale e politico, quello che serve alle mie famiglie e quello che resta a me stesso.