Arena della partecipazione e delle idee

Questa edizione delle primarie del Pd per eleggere i propri leader, ancora non mi appassiona. Renzi appare come il vincitore predestinato. I media lo hanno incoronato a prescindere e adesso lo “promuovono” con troppo poco rispetto per la par condicio. Gli altri candidati non esistono, se non saltuariamente e di “taglio basso”.

Cuperlo, a cui è stato affidato il compito di interpretare l’ortodossia della componente della sinistra tradizionale del partito, nelle sue uscite pubbliche pare come uscito dalla naftalina. E’ certamente una brava persona, ma non solo non scalda i cuori, presenta poche novità e rischia di essere catalogato come conservatore, quando invece la grande maggioranza dei militanti chiedono decisi passi in avanti.

Di Pittella non saprei dire; se lo incontro per strada non lo distinguo.

Resta Civati, una persona interessante che io considero  il vero competitore di Renzi. Entrambi si muovono lungo il corso del rinnovamento, ma Civati, meglio di Renzi a mio avviso, coglie la sintesi delle culture fondanti del Pd, compreso quelle liberali e repubblicane. Civati dice cose di sinistra e chi lo segue, pur nella stringatezza della sua prosa, lo percepisce come persona di sinistra, con qualche spicciolo di radicalità che, nei meandri della politica praticata oggi in Italia, certamente non guasta.

Occorre che il dibattito congressuale faccia un salto di qualità. I candidati dovrebbero confrontarsi in modo più approfondito circa gli indirizzi di politica economica, sociale e culturale che occorre dare all’Italia nei prossimi vent’anni. Aggiungendo a questa discussione, la loro visione sulla forma e funzione del partito in stretto legame con le scelte programmatiche che si vogliono realizzare.

In secondo luogo, è necessario che il dibattito dei candidati mettesse al riparo il governo, nel senso di condividere alcuni punti qualificanti per la sua azione e offrirli a Letta, con l’intento chiaro di rafforzarlo nella sua mediazione con l’innaturale partner del centro destra. Oltre ai tanti motivi di insoddisfazione che proviamo circa l’attuale azione del governo, non possiamo dimenticarci che si tratta di un governo a guida Pd, espresso da un Parlamento con una forte impronta di centro-sinistra. Un governo che la (mia) logica della politica dice vada traguardato, pur con tutti i problemi, a dopo il semestre europeo retto dall’Italia.

Dunque, a mio parere, la condizione per elevare il dibattito congressuale è che i candidati decidano di mettere al centro della riflessione collettiva il futuro dell’Italia e le colonne portanti su cui edificarlo. I secondo luogo è necessario che il confronto si sviluppi ad armi pari. Sarà difficile, ma sarebbe bello che tutti coloro che rivestono cariche di qualsiasi tipo non si limitassero ad esprimere il semplice “mi piace” a questo o quello, ma fossero mentalmente disponibili a cambiare idea fino all’ultimo istante; fino all’esaurirsi dell’ultima stilla di sudore dei candidati spesa nell’arena della partecipazione e delle idee.