Navigli e Parco del Ticino

Curioso di visitare qualche territorio della regione del celeste, abbiamo trascorso in camper qualche giorno in una zona del Parco del Ticino e dei Navigli.

Abbiamo posto la base a Morimondo, un piccolo comune a 30 chilometri da Milano sorto, a cavallo del 1200, attorno alla grande Abbazia cistercense, fondata da alcuni frati colonizzatori partiti da Morimond, nella Borgogna. Abbiamo scelto Morimondo grazie alla gentilezza con la quale un dipendente del comune ha risposto alle nostre richieste logistiche e avendo evidenziato il gradimento della presenza di camper.

A Morimondo abbiamo potuto parcheggiare in un’area a pagamento, immersa nel verde e illuminata. Quattro euro al giorno, come per le auto. Va detto che a Morimondo, così come in tutti i comuni visitati, e nel parco del Ticino, non esiste ricettività per i camper. Tant’è che dopo tre giorni di permanenza, abbiamo dovuto levare le tende, puntando verso l’Emilia, per potere compiere le normali operazioni di carico e scarico.

E’ davvero strano come le amministrazioni comunali di quei luoghi, e l’amministrazione del grande parco del Ticino, non pongano alcuna attenzione e cura al turismo all’aria aperta e alle centinaia di migliaia di persone che oramai si muovono in camper. E non è che in quei luoghi ci siano parse tutte rose e fiori. Anzi, si notano tante attività dedite alle varie forme di ristorazione, di alloggio e di divertimento, desolatamente deserte, quando non abbandonate o semi abbandonate.

E pensare che quelle zone, molto interessanti dal punto di vista ambientale, poco antropizzate, con grandi spazi a disposizione, con pochi segnali di attenzione potrebbero trasformarsi in veri e propri paradisi per chi visita i territori in camper. Mi piacerebbe che qualche amministratore intervenisse e spiegasse per quali ragioni non pensano al camperismo.

Come facciamo di solito, ci siamo mossi in bici, essendo a nostro avviso il mezzo migliore per un contatto vero con la natura. Facilitati in questo da un fitto reticolo di percorsi ciclabili segnalati, enche se non troppo manutentati (sopratutto nel Parco).

Il primo giorno abbiamo visitato i Navigli, usufruendo della pista ciclabile che li accompagna lungo il corso. Da Morimondo ci siamo portati sul Naviglio di Bereguardo, distante poche centinaia di metri. L’abbiamo risalito fino ad Abbiategrasso, località da cui il Bereguardo decorre come ramo del Naviglio Grande, quello che porta acqua a Milano. Il Naviglio di Bereguardo solca la campagna al servizio delle risaie, delle marciti e delle grandi cascine. Cascine purtroppo oggi in prevalenza desolatamente vuote. Infatti quegli agglomerati, fino a pochi decenni fa centri di vita comunitaria, oggi sono trasformati in stalle governate da persone invisibili. In genere cingalesi che, sicuramente ci sono, ma che non si vedono. Si potrebbe aprire una discussione su come queste persone, essenziali a quell’economia, siano, almeno apparentemente, tenute ai margini. Forse intimorite dai tanti, enormi, cartelli posti ovunque che segnalano che la zona è videosorvegliata.

Da Abbiategrasso abbiamo proseguito lungo il Naviglio Grande, verso nord. Il percorso ciclabile si sviluppa in prevalenza a lato del canale, utilizzando la sede delle vecchie alzaie, le stradine percorse dalle bestie che trainavano le chiatte e che servivano, nei punti dedicati, anche all’alaggio delle imbarcazioni. Dopo pochi chilometri si incontra Cassinetta di Lugagnano, cittadina che deve fama e lustro al lavoro del suo sindaco, Domenico Finiguerra, conosciuto per le sue battaglie contro la cementificazione del territorio e per la valorizzazione economiche delle risorse ambientali presenti in zona. Finiguerra si è recentemente dimesso da sindaco di Cassinetta per candidarsi, sostenuto da nessun partito, a sindaco di Abbiategrasso. Leggendo il suo programma, ho notato che si propone di attrezzare ad Abbiategrasso un’area per la sosta dei camper.

Proseguendo, si tocca Robecco sul Naviglio, poi Ponte Vecchio e Ponte Nuovo, località quest’ultima al centro della battaglia di Magenta. E’ ancora in piedi il rudere dipinto in un famoso quadro fotografia della battaglia stessa. Cassinetta e Robecco sono due splendide cittadine, immerse nel verde, attraversate dal Grande canale, costituite in prevalenza da palazzi Patrizi, ristrutturati e valorizzati. Ma tutta l’asta del canale è godevole. Su di esso si affacciano le vecchie ville della borghesia milanese dell’ottocento. Alcune oggi trasformate in resort, altre abitate, altre in stato precario.

Il giorno dopo abbiamo girato la bici verso il Parco del Ticino. Seguendo uno dei tanti percorsi ciclopedonali. Seguirli è abbastanza difficile, per cui ci siamo mossi sostenuti da una carta dei sentieri. Con qualche vicissitudine come quando, seguendo le tabelle, nei pressi di una masseria abbiamo superato una sbarra, incontrandone poi altre due, fino ad arrivare ad un cancello elettronico. Superato anche quello, ci siamo trovati nel viale di accesso di una villa che pareva Fort Alamo. In fondo un altro cancello con due persone che, sorridendo alla vista del nostro imbarazzo, ci hanno invitato a superarlo, assumendosi l’impegno di spiegare alla “padroncina” quanto avvenuto, qualora ci avesse visto. Tutto ciò è accaduto sotto l’occhio vigile di decine di telecamere.

Passando dalla frazione Zelata, ci siamo addentrati nella grande zona boscosa che fiancheggia il Ticino. L’ambiente è paesaggisticamente molto bello. Caratterizzato da una fitta alberatura, da stagni ricoperti di ninfee, da canali e dalla presenza di molti volatili, fra i quali bellissimi cigni bianchi. C’è il ponte di barche, diversi punti visita e di ristoro. Lasciando il bosco, verso Pavia, ci si immerge nella campagna delle Cascine, punteggiata da grandi alberi, con terreni a prato-pascolo e tante risaie; davvero bello percorrere le stradine che le dividono. Così pedalando, ci siamo spinti fino a Motta Visconti. Al ritorno, sempre per la campagna, abbiamo incontrato e visitato alcuni vecchi mulini e la frazione di Fallavecchia: un villaggio, costituito dalle vecchie case a schiera, unite alle grandi stalle, alla chiesa, il tutto raccolto attorno ad una grande piazza.

Il tempo ci ha poi consentito una breve visita a Vigevano (ampio parcheggio dietro lo stadio). Il centro storico, raccolto attorno al Palazzo Sforzesco, alla Piazza Ducale e al Duomo di Sant’Ambrogio, sovrastata dalla Torre del Bramante  è molto bello. Si capisce che è una città ricca di attività economiche e industriali fra le quali ha avuto una funzione di primo piano una florida industria delle calzature. Siamo capitati nel corso della festa del Volontariato. Da questo abbiamo potuto cogliere anche tanti problemi, fra i quali in primo piano una rilevante questione ambientale dovuta alle polveri sottili, alle tante discariche, inceneritori, centrali a biomasse, industrie chimiche e altro. Situazione puntualmente registrate da diverse associazioni attive in città e nella Lomellina. Molto bello anche il mercatino dei contadini con decine di bancherelle a suggellare il rapporto diretto fra piccoli produttori e consumatori.

Abbiamo concluso la nostra vacanza con la visita dell’Abbazia di Morimondo. Ne è valsa la pena, avendo potuto usufruire della visita guidata di una insegnante del luogo, molto competente e brava. Del complesso abbaziale fa parte anche il Municipio nella quale piazza la comunità organizza eventi. Siamo capitati in una sagra gestita da un consorzio di operatori altoatesini. Sono arrivati con i camion, hanno steso le loro bancherelle, la cucina con diversi loro prodotti, l’uomo banda e così hanno così allietato la serata. Un modello questo di sagra-mercato che potrebbe essere studiato dai promotori nostrani di sagre, qualora fossero intenzionati a proporre qualche cambiamento.