Le valli

San Vito di Cadore (31)Ci fermiamo a Barcis, un paesino da cui trae il nome un bel laghetto azzurro. Anche qui una bella area camper (a pagamento). Un caldo sole ci invita a passeggiare lungo il lago e a visitare il palazzo Centi, costruzione del XVII° secolo caratterizzata da una raffinata architettura. Barcis fu teatro aspro della lotta Partigiana. Nel ’44, durante una rappresaglia dei nazi-fascisti, la cittadina fu incendiata e gli abitanti che non riuscirono a fuggire furono massacrati.

A seguire sostiamo a Cimolais. Siamo nel centro del Parco delle dolomiti friulane. Dopo una frettolosa visita al piccolo borgo, dove ci colpisce un casetta in perfetto stile tirolese, ci incamminiamo, zaino in spalla, su per la val Cimoliana. La valle è ricca di vegetazione e di acqua. In estate viene percorsa a pagamento. In questo luogo, che trae risorse dal turismo, ci stupisce il fatto che in estate si paghi perfino per fare giocare i bambini. Hanno attrezzato una bella area verde, a ridosso di rivoli di acqua dove sono posti a tariffa sia l’uso del barbecue, che delle sedie e dei tavoli per la propria merenda.

Proseguiamo verso Longarone con la curiosità di vedere per la prima volta il teatro del disastro del Vajont. Giunti ad Erto, scendiamo nel vecchio borgo, abbandonato dopo quel fatto e a seguito del quale il paese fu ricostruito poco più in alto. Nonostante che qualcuno cominci a recuperare qualche abitazione, per altro tutte in buono stato, essendo case del primo novecento, mi colpisce il silenzio che caratterizza quel luogo. In un orto vedo una persona che assomiglia tanto a Mauro Corona. Una persona del luogo, che non fa più caso al silenzio e che dice di stare bene in quel posto. Che pure ricorda tanto diverso e vivo, prima della tragedia.

Proseguiamo fin sopra la diga dove comprendiamo per intero la tragedia avvenuta, vedendo che la montagna scivolata su se stessa occupa quasi completamente l’enorme invaso. In quei luoghi stanno cercando di alimentare un poco di turismo legato al ricordo della tragedia, con l’attivazione di percorsi, visite e iniziative varie. Credo purtroppo che sarà uno sforzo vano in quanto non si riesce a cogliere altro sentimento che non sia quello di morte, di distruzione e di rammarico per le colpe umane che stanno dietro quella enorme tragedia. Ricordo che quel monte scivolato su se stesso, da secoli si chiama Toc, che vuol dire marcio.

Verso sera proseguiamo verso San Vito di Cadore. Abbiamo ancora due giorni che trascorriamo in quella amena località, al cospetto delle cime più belle delle Dolomiti. Due belle escursioni, tanto sole, la pace di un luogo che conosciamo solitamente invaso dai turisti. Ho già scritto tanto di questa cittadina, che non vado oltre. Ricordo solo che con queste elezioni avranno nuovamente un sindaco, in quanto sono riusciti ad avere in campo almeno due liste. Cosa che non è loro riuscita la volta scorsa, tanto è che hanno dovuto farsi governare per oltre un anno da un commissario prefettizio.

Leggo in un programma elettorale che si propongono di fare un’area camper: ottima idea. Buon voto amici di San Vito, assieme all’augurio di riuscire ad avere un bravo sindaco. Un sindaco che riesca a tutelare lo splendido ambiente nel quale avete la fortuna di vivere e che sappia realizzare un proficuo rapporto, anche culturale, con le migliaia di persone che ogni anno vi visitano.(Fine)

Ed ora alcune foto.